Coordinamento Donne Lavoro Cultura

Chi siamo

Il Coordinamento Donne Lavoro Cultura di Genova nasce come associazione culturale senza scopo di lucro il 14 gennaio 1983.
Il nucleo fondatore proviene tuttavia dal Coordinamento Donne FLM (Federazioni Lavoratori Metalmeccanici) che, a partire dal 1975, organizza seminari 150 ore di e per sole donne. Le tematiche trattate: sessualità, maternità, menopausa, famiglia e prostituzione. Il primo seminario, rivolto alle donne di tutte le categorie e condizioni, si tiene alla facoltà di Lettere, con gruppi dislocati in varie sedi della città e momenti collettivi in Via Balbi 4 ed ha per titolo significativamente
"Il territorio delle donne".

Come era costume delle donne in quegli anni, c'era stata una utilizzazione non prevista di opportunità concesse grazie alla lotta dei lavoratori, come per l'appunto le 150 ore.

Era l'epoca delle "infiltrazioni" nelle maglie che le donne vedevano aperte e che allargavano con la forza, sotto gli occhi perplessi delle grandi organizzazioni politiche e sindacali. Le 150 ore delle donne si svolgevano a Ponente e nel Centro, nel Centro Civico di Cornigliano e nelle facoltà universitarie. Ogni anno tutto doveva essere rifatto da capo: ricerca degli spazi, proposizione dei temi, pubblicizzazione, trattativa con il sindacato. Ma le donne venivano e partecipavano numerose, stupite a volte di questa opportunità, frastornate anche dai temi proposti. Scrive una di loro: Devo dire che inizialmente ero spaventata da tutte quelle donne che si riunivano per parlare, discutere, analizzare un argomento così scabroso [la prostituzione] che, in fin dei conti - mi dicevo - non le riguardava nessuna. Il più delle volte non riuscivo proprio a comprendere e non avevo il coraggio di chiedere spiegazioni, così rimanevo lì muta ad ascoltare ... I vissuti privati che le compagne raccontavano mi stimolavano a riflettere ... Fu in questo modo che cominciai a conoscere me stessa, a comprendere le mie esigenze, la necessità di uno spazio esclusivamente mio.

Le 150 ore divennero così un luogo dove le donne esprimevano il loro punto di vista, affrontavano un percorso di crescita assieme a chi conduceva e organizzava i corsi (si imparava insegnando), producevano nuova cultura e facevano scandalo in ambienti che non le prevedevano come interlocutrici, anche se le riguardavano.

Il gruppo di donne che organizzava i seminari era inizialmente composto da metalmeccaniche e delegate sindacali alle quali erano affiancate docenti universitarie, studentesse, casalinghe. Con il tempo la composizione di questo nucleo si modifica, complice, anche, la crisi economica e delle organizzazioni sindacali. Nasce l'idea di un'associazione culturale autonoma, con una presenza più incisiva nella città, che continua ad organizzare seminari.

Nel 1985, alla Facoltà di Scienze Politiche - Cattedra di Storia del Movimento sindacale - inizia il seminario Rapporti tra donne: percorsi individuali, percorsi collettivi. In un documento che affronta il perché di questa proposta si dice: Del resto si è palesato ancora una volta che i rapporti tra donne hanno alla loro radice il rapporto di ognuna con la propria madre, il primo fondamentale specchio. Sappiamo bene come a questo specchio spesso si resti legate per tutta la vita con un legame di simbiosi affettiva dal quale non riusciamo ad uscire se non con strappi e chiusure che provocano ferite insanabili. Così nell'individuare nelle relazioni fra donne la tendenza alla riproducibilità di questo primordiale legame, ci siamo ritrovate ad analizzare le contraddizioni di quello che viene definito lo "specifico femminile", ad interrogarci sui mutamenti avvenuti in noi sia a livello personale sia sociale e a rinnovare la domanda se abbia senso nell'ambito di una ricerca di una nuova identità femminile una pratica comune e separata fra donne. Comincia di qui un percorso di riflessione che porterà ad interrogarsi sia sul senso del separatismo, sia sulle dinamiche conflittuali tra donne che emergono prepotenti, ora che al centro non c'è più la rivendicazione di diritti che ha regalata una identità comune a tutte. C'è un ribaltamento che costringe ad interrogarsi su che cosa si mette in comune, non certo la debolezza, la sorellanza, la subalternità. Del resto sono in discussione elaborazioni di altre donne su questi temi in tutta Italia e anche nel resto d'Europa. La produzione culturale delle donne, mentre si frantuma e scompare il "movimento", conosce uno sviluppo enorme che ha ora, sempre più, al suo centro, il Soggetto femminile che si proietta fuori dal mondo consolatorio della ricerca dell'uguaglianza, nella comune sofferenza, nel mondo delle differnze che comprende tutte le relazioni e che pretende da loro una assunzione di responsabilità e una disponibilità individuale alla ricerca mai pretesa prima da se stesse. Abbandonare un territorio conosciuto per un altro da definire e individuare è forse reso possibile da una trasformazione impensabile sino a pochi anni prima. Avvocatesse, giuriste, analiste, filosofe, scienziate, educatrici, storiche: donne che hanno conquistato una professione e che, partendo dalle competenze possedute, cercano di costruire un sapere non neutro, creano spazi nuovi di conoscenza, di punti di vista, fanno valere nei confronti del loro ambito, ma anche delle altre donne, una autorevolezza che è il frutto della severità della ricerca e dell'impegno.

Il Coordinamento Donne Lavoro Cultura si confronta negli anni con questo nuovo sapere che le donne, professionalmente, venivano producendo, rivisitando testi di donne del passato, siano esse filosofe come Hanna Arendt o Simone Veil o gli scritti delle mistiche come Maria Porete, o le poesie di Emily Dickinson. Il pensiero femminile, anche quando non si propone come tale acquista valore di per se stesso, è uno stimolo dialogare a ritroso e un piacere scoprire quanto ancora possa fare riflettere, rindondando sul presente, l'intelligenza e la passione di altre che sono venute prima e che hanno affrontato, sole il più delle volte, la difficoltà di essere se stesse. La relazione tra donne è sempre più un filo conduttore di tutte le attività, anche quando si confronta con avvenimenti dolorosi come la guerra - quella che le donne della ex Jugoslavia si trovano a fronteggiare e che sembra averle ricacciate indietro di secoli - quasi a mostrare quanto fragili siano le conquiste che si crede di possedere. Lo sguardo continuamente teso alla relazione tra donne non è stato e non è, oggi, un sintomo di esclusione dello sguardo ad altre relazioni, ad esempio quella con il maschile, ma un avere compreso che innanzitutto bisogna "curare" se stesse, affrontando i propri limiti e i propri eccessi, per poter esistere in libertà, per poter definire i contorni di una nuova identità visto che quella vecchia è rimasta sepolta tra le macerie prodotte dall'autocoscienza.

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