I TEMPI DELLE DONNE, I TEMPI DELLA CITTA'

NEWS LETTER N. 1

 

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Sommario:

 

 

La conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di vita

ALCUNI DATI DAI QUESTIONARI RIVOLTI ALLE LAVORATRICI ED AI LAVORATORI DELLE BIBLIOTECHE

 

Il tema della conciliazione è oggi più che mai importante, perché riguarda la qualità stessa della vita di molti/e lavoratori e lavoratrici, che hanno la necessità di potersi dedicare non solo all'attività lavorativa, ma anche - e soprattutto - alla cura di sé e della propria famiglia.

Per affrontare questo problema la Regione Liguria ha finanziato il Progetto "I tempi delle Donne, I Tempi della Città", che coinvolge le lavoratrici ed i lavoratori della Biblioteca Civica "Berio", della Biblioteca "E. De Amicis" e della Biblioteca Universitaria di Genova.

Tra le attività previste nell'ambito del progetto, un questionario, che è stato distribuito a tutte le lavoratrici ed i lavoratori delle biblioteche. Ne sono tornati compilati 99, il 50% circa dei distribuiti.

Tra coloro che hanno risposto sono in maggior numero le donne, (che rappresentano il 77,7% del campione); prevalgono inoltre le/i coniugate/i e conviventi (che sono il 66%), le/i diplomate/i (47,9%) e le persone con un'età media compresa tra 40 e 49 anni (44,7%).

Quali i dati più significativi emersi dai questionari?

Intanto una conferma. Sono le donne a farsi carico, più dei loro partner, dei compiti di cura della famiglia e della casa. Il 42% circa delle donne deve far fronte ad un impegno di cura alto o medio-alto, contro il 24% degli uomini

La disparità nella distribuzione dei carichi di cura rimanda ad un altro dato, che riguarda la quantità di tempo dedicato da ciascuno/a alle attività extra-lavorative che, nello specifico, appartengono alla dimensione "casalinga" e quotidiana, della vita di ciascuno.

Il numero medio di ore settimanali dedicate alle varie mansioni legate alla cura della casa e della famiglia è sensibilmente più alto per le donne che per gli uomini. In particolare, per quanto riguarda la cura dei figli (11,7 ore settimanali contro 5,3) e la pulizia della casa (8,1 ore contro 5,1).

Anche se con scostamenti meno marcati, la differenza dell'impegno di donne e uomini riguarda anche altre attività "casalinghe", come lavare e stirare, o cucinare e lavare i piatti.

Gli uomini si "difendono" solamente nell'assistenza di malati o anziani, nell'espletamento di commissioni burocratiche e nel fare la spesa.

Si tratta di dati che indicano non soltanto il permanere di una condizione di disegualianza. Ci dicono anche che quella della conciliazione tra vita lavorativa ed extra-lavorativa è ancora "una questione prevalentemente femminile". E' una questione non ancora condivisa in modo equo tra lavoratori e lavoratrici e che rimanda alle modalità stesse di organizzazione del lavoro.

Quali cambiamenti si possono prospettare, allora, in questo contesto? In quale modo potrebbero essere attuati?

grafico/ore lavoro domestico

Di fronte alla possibilità di scelta tra differenti soluzioni di cambiamento di orario di lavoro, le opinioni appaiono diversificate.

Ad una prima analisi, i cambiamenti che più riscuotono consensi sono il telelavoro - la possibilità, cioè, di svolgere almeno in parte il proprio lavoro da casa - la flessibilità su base settimanale e quella su base mensile.

Quando si distingue per genere, si osserva una netta prevalenza maschile, in particolare modo per quanto riguarda il telelavoro (44,4 degli uomini a fronte del 23,9 delle donne) e la flessibilità settimanale (44,4 % degli uomini contro il 29,9 % delle donne).

Al contrario, se si considerano le ipotesi di cambiamento che, con modalità differenti, comportano una riduzione dell'orario lavorativo, la tendenza appare opposta, evidenziando un maggior interesse della popolazione femminile.

Questo è particolarmente evidente per quanto riguarda la riduzione dell'orario (il 10,4% delle lavoratrici contro il 5,6% dei lavoratori), il part-time verticale (31,3% contro 22,2%), part-time personalizzato (14,9% contro 5,6%) e il term-time, che consente di usufruire di congedi non retribuiti durante i periodi di vacanza scolastica, e che raccoglie l'interesse dell'11,9% della donne, contro il 5,6% degli uomini.

Si tratta di una significativa distinzione degli orientamenti di genere, soprattutto se la si raffronta con il dato riguardante l'incremento dell'orario, richiesto dal 16,4% delle lavoratrici contro il 27,8% dei lavoratori.

Tutto ciò avvalora quanto detto in precedenza: il tema conciliazione appare maggiormente sentito, ancora oggi, dalle lavoratrici piuttosto che dai lavoratori. La conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, problema a cui far fronte quotidianamente - così come quello della cosiddetta "doppia presenza" femminile (lavoro in casa e lavoro fuori casa) - rimane questione aperta e attuale, su cui ragionare ed intervenire, per far sì che, per cittadini e cittadine, ci siano realmente pari opportunità.

grafico cambiamenti desiderati nel lavoro

 

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I seminari condotti presso le biblioteche

UN CONFRONTO SUI PROBLEMI DELLA CONCILIAZIONE

Gli incontri che si sono svolti presso la Biblioteca Civica Berio e la Biblioteca Universitaria di Genova, hanno seguito un filo conduttore che, partendo da un inquadramento generale del problema della conciliazione dei tempi (La conciliazione dei tempi: lavoro, famiglia, territorio. Relatrici: Antida Gazzola, Manuela Naldini. Daniela Poggi), ha consentito l'approfondimento di alcune leggi inerenti al problema (Flessibilità: istruzioni per l'uso. Relatrici: Benedetta Flocchini, Tiziana Cresci, Elisabetta Garbarino), per approdare all'analisi di alcune esperienze positive (Tempi, diritti, azioni positive: buone prassi a confronto. Relatrici: Patrizia De Luise, Eugenia Galateri, Teresa Bruneri, Valeria Maggiali).

Gli incontri hanno messo in evidenza alcuni punti che è utile sottolineare.

Per quanto riguarda l'ambito genovese, è stato rilevato come il problema della conciliazione dei tempi, inserito in una conformazione territoriale e urbanistica difficile, che incide sui tempi degli spostamenti, sia condizionato dall'invecchiamento della popolazione, che richiede un particolare lavoro di cura.

In una realtà vecchia e, tutto sommato, conservatrice come quella genovese, le biblioteche costituiscono una realtà in movimento che si pone come punto di aggregazione culturale paritario per età, livello sociale ed economico (Gazzola).

Profonde disuguaglianze di genere vengono rilevate, invece, nell'uso del tempo.

E' tuttora evidente una difficoltà culturale profonda, sia da parte delle donne sia da parte degli uomini, ad attuare una reale condivisone del lavoro di cura (casa, figli, assistenza, ecc.) che consenta una maggiore e più qualificata presenza delle donne sul lavoro e degli uomini in casa (Naldini). Né aiuta la carenza di servizi sociali e il tipo di politica che considera sempre di più le problematiche legate alla cura e all'assistenza come questioni da risolversi privatamente (Poggi).

Ne consegue che anche quando esistono norme che vanno nella direzione di un maggiore equilibrio della presenza maschile e femminile nel lavoro e in casa, vengono poco usate perché tuttora, negli ambienti lavorativi, si investe in maniera differente a seconda del sesso del lavoratore o della lavoratrice. Un ambiente che non aiuta quindi gli uomini a prendere, ad esempio, congedi parentali, né le donne a rimanere con agio al lavoro.

Parallelamente è stato rilevato come particolari forme di lavoro, quali, ad esempio il part time e il telelavoro, possano risultare emarginanti per le donne, penalizzanti per la carriera e di ostacolo ad un pieno e soddisfacente inserimento nell'ambiente lavorativo. Aspetto, questo, particolarmente importante perché spesso le donne investono sul lavoro anche in termini relazionali e di socializzazione.

Inoltre, l'alta flessibilità della mano d'opera, conseguente alla riforma del mercato del lavoro, determina un forte stato di precarietà che mal si concilia con l'esigenza di formulare progetti di vita a medio termine: casa, lavoro, figli?(Cresci/Flocchini).

La perdita del posto di lavoro, in più, mentre è riconosciuta come problema sociale quando riguarda lavoratori di sesso maschile, non lo è quando riguarda le donne, per le quali è sempre prevista l'alternativa del lavoro in casa.

Per le donne, quindi, si presentano spesso scelte obbligate o rinunce. In molti casi - tuttora - la rinuncia riguarda appunto il lavoro (Garbarino).

Le esigenze di conciliazione dei vari tempi di vita di lavoratrici e lavoratori sono state oggetto di alcuni accordi sia a livello di aziende private che di strutture pubbliche: alcune testimonianze (De Luise/Galateri) hanno dimostrato come un'organizzazione del lavoro che tenga conto di tali esigenze sia vantaggiosa non solo per le lavoratrici/lavoratori ma anche per le stesse aziende.

E' evidente che ogni tentativo di risolvere in modo efficace e non episodico i problemi della conciliazione deve essere sostenuto e rafforzato da una politica adeguata sia a livello nazionale che locale. Un'interessante esempio in tal senso, viene dall'analisi di genere del bilancio di un ente pubblico, in cui, attraverso la composizione e scomposizione delle varie voci, è possibile capire come tutte le scelte della pubblica amministrazione abbiano ricadute diverse su donne e uomini (Bruneri).

Adottare una politica di azioni positive nel campo del lavoro può anche consistere nell'offrire sostegno psicologico a chi il lavoro l'ha perso e, con esso, la fiducia in se stessa e l'autostima; da un progetto realizzato in questo senso e rivolto ad un gruppo di donne, si è rilevato come, in particolare per le donne, il lavoro sia ormai diventato non solo un diritto fondamentale, ma una parte irrinunciabile della propria identità (Maggiali).




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