Ricerche d’amore

 
 
Nel suo libro “La Psicologia dell’amore” Robert J. Sternberg, professore di psicologia presso la Yale University, ha tentato di dare una definizione dell’amore, pur ammettendo che un concetto cosi fondamentale nella vita delle persone subisce continue evoluzioni e trasformazioni e riconoscendone perciò la natura provvisoria e prevalentemente culturale. Sulla base delle sue ricerche e su quelle dei suoi collaboratori, ha concluso che l’amore sia costituito da tre componenti fondamentali:
– l’impegno, l’insieme di conoscenze, affetti e comportamenti che segnalano la disposizione dell’individuo a proseguire un determinato rapporto
– l’intimità, un processo che induce l’avvicinamento e l’esplorazione delle affinità e delle differenze fra due persone e che comporta l’espressione di emozioni o vario genere ed intensità, dalla passione alla rabbia, per cui implica necessariamente confidenza, fiducia, complicità,
– la coesione, il grado di condivisione e di vicinanza vissute nel rapporto, che scaturisce dall’intimità e dalla convergenza degli interessi individuali

 

“E ti accolgo”
Ombre inquietanti
Una lama di luce flette le foglie
pervase dall’aspro umido odore
Un rombo lontano
Sussulto al fragore lacerante
e nell’esplosione mi frantumo
Cade la quiete
rotola il silenzio
Senza rumore
Mi induco a ricompormi
ma non riconosco più
i miei i tuoi frammenti
Allora
dilato antichi confini
creo nuovi spazi
E ti accolgo
C.F. Galante

 

L’elemento che pare svolgere il ruolo di primaria importanza nel mantenere la stabilità del livello d’amore nella coppia è la coesione, ma è comunque la presenza di quiete e di altri fattori che consente di definire soddisfacente una relazione. Forse è proprio a causa di tali infinite variabili che è così arduo realizzare un rapporto appagante.
Mai come oggi, infatti, il sogno di un amore ricambiato appare irraggiungibile: nell’odierna società pluralistica è difficile trovare un partner che condivida il proprio stile di vita, che racchiuda in sé tutte le qualità cercate, richieste, pretese, ed anche fra le coppie già collaudate serpeggiano il malcontento e l’amara constatazione di ‘essersi accontentati’ di partner inferiori alle aspettative.
Eppure l’amore è lo scopo dell’esistenza: quello per cui nella vita si combatte più strenuamente è proprio la ricerca di un compagno, l’altra metà, che consenta di raggiungere l’integrazione, di spezzare le sbarre della fortezza della solitudine, di superare l’isolamento che è causa di tanta ansia e dolore. Tuttavia, gli ostacoli sono innumerevoli lungo il cammino che percorre una coppia e sovente, quando si smorza la luce sfolgorante dell’infatuazione, non si ha la forza, la costanza per alimentarla e giungere cosi alla naturale trasformazione dell’innamoramento in amore.

 

“Castelli di sabbia”
I giorni e le notti
scivolano lenti
Come le onde del mare
si portano via
i castelli di sabbia
che i bambini hanno abbandonato
Indifferenti
dopo l’entusiasmo del gioco
C.F. Galante

 

Altri intralci sono di tipo culturale: la donna sovente cerca nel partner il Principe Azzurro delle fiabe, il Cavaliere senza macchia e senza paura, la magica figura che la riscatti da una condizione esistenziale problematica, infelice e che, volando con lei sulle ali della fantasia, la conduca nel ‘giardino dell’incanto Eterno’, proteggendola ed amandola ‘per cento e cento anni’.
Gli uomini, a loro volta, hanno accettato da sempre questa ‘investitura’, convinti com’erano che in ogni donna vi fosse una Principessa da ‘salvare’. Adesso, però, cominciano a rendersi conto di quanto sia oneroso corrispondere a cotante aspettative e si ribellano a quel carico di responsabilità economiche, decisionali, affettive che il ruolo di Principe Azzurro comporta.
Le donne d’oggi, d’altro canto, rifiutano di rinunziare alla loro crescita emotiva ed intellettuale e di indossare le vesti di governante o quelle di appariscente bambola, che il contesto sociale e l’uomo richiedono loro.
Difficile posizione quella della donna, in questo momento storico: é lacerante il conflitto tra il rifiuto di tali ruoli tradizionali, trasmessi dalle loro madri, e la necessità di recuperare e ‘riparare’ ai fallimenti ed alle delusioni delle stesse.
Purtroppo, è fin troppo frequente, nei colloqui psicologici, la lagnanza di entrambi i sessi circa ‘l’impossibilità di trovare uomini veramente maturi e donne veramente impegnate nel rapporto’. Tale difficoltà scaturisce in realtà dalla riluttanza e dalla paura del cambiamento, della trasformazione inevitabile che l’amore richiede: la rinuncia al narcisismo, al desiderio avido di possesso, alle fantasie deliranti, per guardare l’Altro, non già nello specchio dei propri fantasmi interiori, bensì nella sua totale interezza e complessità, andandogli incontro con sensibilità e rispetto, proteggendo il legame creato da illusorie chimere di eterna felicità. Tuttavia, per operare questo cambiamento, occorre aprire lo scrigno della mente, scavare negli anfratti della psiche e portare alla luce gli antichi fantasmi che la popolano.

 

“Sogno di bimba”
Tempo remoto
mondo lontano
Fate folletti maghi
La bimba sogna
La sorprendono così
In gioco di fantasia
Lo stallone nero
E il cavaliere
Breve volo
Farfalle di bianco merletto
Cingono le mani
trepida fragilità
Memoria di abbracci perduti
Nel galoppo sfrenato
Sull’onda dell’ignoto
Spettri fantasmi evanescenti
Suscitati dal buio
Nero silente gelido
Urlo senza voce
Nella notte di paura
La bimba invoca
Dalle brume dei ricordi
Appare il Cavaliere
Memoria di abbracci perduti
Nel sogno mai fugato
C.F. Galante

 

Scelte d’amore
La formazione della coppia ha motivazioni diverse, ma tutte riconducibili all’atavico bisogno di sicurezza che accompagna l’uomo fino alla morte, che ha radici nella vita fetale e nei primi anni di vita e la sua origine nel rapporto simbiotico con la madre. Pertanto, all’altra metà si affida il compito di riprodurre la condizione originaria detta fusione, allo scopo di ‘ripeterla’ se essa è stata soddisfacente oppure di ‘ripararla’ se non lo è stata.

 

“Sonetto XLIII”
Cerco un segno tuo in tutte le altre,
nel brusco, ondeggiante fiume delle donne,
trecce, occhi appena sommersi,
piedi chiari che scivolano navigando nella schiuma.

 

D’improvviso mi sembra di scorgere le tue unghie
oblunghe, fuggitive, nipoti di un ciliegio,
altre volte è la tua chioma che passa e mi sembra
di veder ardere nell’acqua il tuo ritratto di fuoco.
Guardai, ma nessuna recava il tuo palpito,
la tua luce, la creta oscura che portasti nel bosco,
nessuna ebbe le tue minuscole orecchie.

 

Tu sei totale e breve, di tutte sei una,
cosi con te vo’ percorrendo e amando
un ampio Mississipi d’estuario femminile.
P. Neruda

 
Un uomo può scegliere come partner una donna che ha alcune caratteristiche di tipo opposto a quelle della madre, ma altre che corrispondono a quelle prime, intense impressioni che ebbe di lei e che lo attrassero indissolubilmente.
Oppure, nel tentativo di allontanarsi da lei, da un legame vissuto come troppo coinvolgente, può orientarsi verso una donna che presenti tratti di personalità opposti a quelli materni: in ogni caso, fugge il corpo della madre, rincorrendolo sempre.
E’ necessario tener presente, tuttavia, che altre figure femminili appaiono all’orizzonte e popolano il mondo del bambino: sorelle, cugine, zie, che possono anch’esse influire sulla sua scelta futura. Egli desidera riscoprire nella partner quelle emozioni profonde e lontane, quelle fantasie che, allora, avevano invaso la sua mente e riviverle, oggi, con lei: sono le impressioni dimenticate, rimosse, che rendono speciale l’amata. Anche la scelta della donna è determinata da quelle impressioni infantili, dal momento che è la madre il suo primo oggetto d’amore, ma tale scelta viene successivamente modellata sul modello paterno e, se il rapporto con il padre è stato turbato od assente, le sue attenzioni si rivolgono a fratelli, cugini, zii, e cercherà nell’amato qualcuno che si accordi con quelle immagini: “quel che meglio ci rammenta una persona è proprio ciò che avevamo dimenticato.” (Marcel Proust)

 

Sigmund Freud, nel suo saggio “Il Narcisismo”, distingue due tipi di motivazioni inconsce, dettate da bisogni insoddisfatti, da cui scaturiscono le scelte d’amore:
a) la scelta per appoggio, quando si cerca nel partner un sostituto genitoriale, che appoggi il bisogno di protezione, guida, controllo.

“Amore”
Donna, avrei voluto essere tuo figlio,
per berti il latte dai seni come da una sorgente…
P. Neruda

 

Se la relazione con la madre è stata troppo ‘simbiotica’, in età adulta, ci si può orientare verso un partner che come lei soddisfi ogni desiderio; se invece le frustrazioni sono state eccessive, ci si orienterà verso un partner che richiami le figure della madre o del padre desiderati oppure che presenti caratteristiche simili a quelle dei genitore vissuto come frustrante, nell’illusoria speranza di ottenere, da adulti, ciò che non si è avuto nell’infanzia.
Pertanto, le ferite infantili sospingono l’individuo verso sostituti genitoriali idealizzati ed interiorizzati, che sono definiti da Jole Baldaro Verde: la “madre-fata“, che protegge da ogni pericolo; il “padre-mago“, che sconfigge ogni demone; la “madre-matrigna“, da sottomettere; “il padre-tiranno“, da detronizzare.
In una relazione d’amore felice, le richieste inconsce dei due partner corrispondono: la donna che ha fondamentalmente sentimenti materni e cerca qualcuno di tipo fraterno, ben si accorda con un uomo che ha bisogno di una donna-madre; mentre l’uomo che desidera ricoprire un ruolo paterno si orienterà inconsciamente verso una donna che è stata molto legata al padre.

 

“Poesia d’amore “
Tu vivi, allora, tu vivi
il sogno ch’esisti, è vero.
Da quanto t’ho cercata
A. Gatto

 

Tuttavia, può accadere che, nella ricerca, ci si rivolga pervicacemente a partner inadatti e frustranti, nel tentativo di riscrivere la propria storia personale ed ottenere quelle gratificazioni tanto ambite. E’ questo il meccanismo della ‘coazione a ripetere’ ossia la tendenza a vivere continuamente situazioni non gestibili e non gratificanti, attribuendo la responsabilità dei propri fallimenti ad un Fato avverso e non alle proprie testarde illusioni.
 
b) la scelta narcisistica, quando si proiettano i propri bisogni sull’altro, che può rappresentare una parte di sé negata e rimossa oppure quella cui è stato rivolto un amore materno carente o vissuto come tale oppure l’ideale dell’Io: il partner assume cosi il ruolo del dio idolatrato, perché simbolizza quelle mete che l’individuo non ha raggiunto e che proietta su di lui.

“…Ecco come ti amo … Amare?
No, adorare, idolatrare… ah!”
A. De Musset

 
In questo caso, il rapporto è caratterizzato dall’ambivalenza, da una commistione di amore e di invidia e dall’inevitabile aggressività che questa comporta e che l’individuo spesso finisce per ritorcere contro se stesso, giacché non può rivolgerla verso l’altro cosi intensamente amato.
La scelta narcisistica ha un carattere prevalentemente regressivo e presenta il meccanismo della ‘coazione a ripetere’, poiché ciò che la determina è il desiderio di vincere una battaglia a suo tempo perduta.
Illudersi di risolvere i propri conflitti attraverso l’amore non può condurre a costruire un rapporto adulto, basato sulla fiducia, l’impegno, l’affetto reciproci, ma unicamente ad una relazione in cui solo uno dei due ha il potere e lo può, quindi, usare per prevaricare l’altro. Il desiderio di potere ostacola la ricettività dell’amore e, come afferma Linda Schierse Leonard: “prima di poter scambiare l’anello d’amore, bisogna rinunciare all’anello di potere“. L’anello di potere è il simbolo delle passioni d’amore.

 

 
Passioni d’amore
Henry Stack Sullivan definisce l’amore maturo: “quando e solo quando l’appagamento e la sicurezza dell’amato sono approssimativamente altrettanto importanti dei propri“. La passione, al contrario, è un’intensa bramosia, un’emozione ossessiva ed intensa verso un oggetto d’amore.

 

“Soltanto allora mi sazierò”
Mutare? Quando i colli muteranno
Esitare? Quando il sole dubiterà
se il suo splendore sia lo splendore perfetto
Saziarmi? Quando il narciso sarà sazio di rugiada:
soltanto allora amico mi sazierò di te!
E. Dickinson

 

Forza oscura ed irrazionale, ha dentro di sé il germe del dubbio ed induce all’angoscia anche quando il sentimento è corrisposto, alla disperazione più desolata se non ne riceve che un pallido riflesso.
Mentre l’amore maturo comporta reciprocità di conoscenza e di affetto, riconoscimento e superamento delle differenze, la passione implica la sopravvalutazione dell’altro e la svalutazione di sé, la proiezione di fantasie su un oggetto solo parzialmente conosciuto e, pertanto, idealizzato, la ricerca ossessiva di un rapporto simbiotico e totalizzante, in cui si effettua la distorsione della realtà e l’alienamento delle inibizioni, con la conseguente perdita del controllo emotivo.
Il concetto occidentale di amore romantico è strettamente legato a quello di passione ed è stato modellato sulla scia della produzione letteraria di tutti i tempi: Saffo lo descriveva come una brama travolgente della persona amata, della sua presenza, della sua approvazione, del suo desiderio, mentre Shakespeare come ‘cieco’, poiché scaturiva da un’esperienza personale.
Gli psicoanalisti concordano sul fatto che il potenziale della passione si crei durante l’infanzia e, secondo Theodor Reik, ha origine dal carattere incerto delle prime esperienze di attaccamento e dall’ansia di separazione.
John Bowlby ha elaborato una teoria dell’attaccamento, mediante l’osservazione delle reazioni di bambini piccoli che subivano il trauma della separazione dalla madre, che si può sintetizzare nei seguenti tre enunciati:
– Il primo afferma che, un individuo che nutra la certezza che la figura di attaccamento sarà disponibile ogni volta che egli lo desideri, sarà molto meno soggetto a paura intensa o cronica rispetto ad un altro individuo che, per qualsiasi altra ragione, non nutra quella stessa fiducia.
– Il secondo enunciato riguarda il periodo delicatissimo durante il quale si sviluppa questa fiducia. Esso postula che la fiducia (o la sfiducia) nella disponibilità delle figure di attaccamento si costruisce lentamente, durante gli anni dell’immaturità (prima infanzia, seconda infanzia e adolescenza) e che qualunque aspettativa consolidata durante questi anni tende a persistere, relativamente immutata, per il resto della vita.
– Il terzo enunciato riguarda il ruolo dell’esperienza reale. Esso postula che le diverse aspettative che l’individuo sviluppa durante gli anni dell’immaturità, rispetto all’accessibilità ed alla comprensione delle figure di attaccamento, sono il riflesso relativamente esatto delle sue esperienze reali.

 

Infatti, l’individuo insicuro nelle sue relazioni d’amore è tenacemente convinto di essere alla ricerca di accettazione e di amore incondizionato, ma in realtà finisce per ripetersi in modo stereotipato, sperimentando all’infinito il rifiuto e la lotta contro il rifiuto stesso, una lotta incominciata tanto tempo prima e così abituale da divenire familiare e preferibile, inconsciamente, ad alternative sconosciute e perciò più rischiose.
Le componenti dell’amore romantico insicuro sono l’ansia e l’ossessione.
L’ansia amorosa induce nel soggetto laceranti sentimenti di incertezza e di paura, quasi si trovasse sospeso sull’orlo di un baratro, e il suo umore oscilla tra i vertici della euforia e gli abissi della disperazione: la minima mancanza di entusiasmo da parte del partner genera timore e sofferenza, ogni più piccola manifestazione d’affetto arreca soltanto un momentaneo sollievo.

 

“Sonetto amoroso”
Se volgi a caso i tuoi occhi soavi
e tenera mi osservi, in quel momento
provo dentro di me un simile contento
che più non temo un danno che mi aggravi.
Ma se li vedo schivi o disdegnosi o gravi
mostrandomi nel viso il tuo scontento
tanta pena mi dai, un simile tormento
che quasi della vita mi disgravi.
Cosi per me tu reggi la vita e la morte
racchiusa nella luce dei tuoi occhi e sai
darmi con il tuo sguardo morte e vita.
e io sono felice, anche se la mia sorte
vuole che la mia vita dipenda da te, se mi dai
la morte, presa da te la morte mi sarà gradita.
Luis Vaz De Camoes

 
L’ossessione amorosa rende il soggetto esageratamente disponibile sia in campo sentimentale sia sessuale, allo scopo di ricevere continue rassicurazioni e conferme sul proprio valore e sul proprio fascino. Questa passione divorante lo porta spesso a trascurare interessi, responsabilità, altri affetti, giacché il suo mondo è divenuto ‘il mondo dell’Altro’.

 

“Poesia XXXVIII”
Io desidero te, soltanto te.
Il mio cuore lo ripete senza fine.
Sono falsi e vuoti i desideri
che continuamente mi distolgono da te.
Tagore

 

La ricerca psicologica ha dimostrato, secondo Brodsky, Schwartz & Hindy, che è l’uomo ad essere più incline a cedere negli eccessi della passione d’amore, poiché la perdita dell’oggetto lo fa sentire privato di un fondamentale punto di riferimento nella sua vita. Le donne, invece, più consapevoli dei problemi inerenti alle loro relazioni amorose, soffrono meno se il rapporto entra in crisi, ma molto più a lungo se il rapporto finisce. E’ forse per questo che la letteratura ha dedicato tante pagine alle passioni femminili.
Il destino comune a questi soggetti e ciò che essi maggiormente temono è l’infelicità, che deriva dal rifiuto e dai sentimenti di vergogna, collera e disprezzo che il rifiuto stesso suscita in loro. Per far fronte a questa devastante paura, vengono adottate varie strategie, le stesse che, tanto tempo prima, avevano sortito un qualche effetto nell’ambito del rapporto con i genitori.

 

Il distacco

 

Alcuni gestiscono la loro insicurezza esibendo un atteggiamento distaccato, rifuggendo dal coinvolgimento emotivo, benché abbiano in realtà un pressante bisogno di intimità, ma il terrore di una possibile perdita li trasforma in anime solitarie. E’ un atteggiamento più comune tra gli uomini, in genere meno consapevoli del loro bisogno di legami emotivi, ed è fonte di irritata frustrazione per le donne che li scelgono come partner e che vengono continuamente ‘messe alla prova’, in una relazione connotata come non-romantica e che richiede continue pressioni, nell’illusoria speranza di ricevere più attenzioni, più tenerezze da parte di chi, invece, non è in grado di esprimerle, perché troppo impegnato a padroneggiare le sue ansie. Un figlio che da piccolo si sia sentito respinto dal padre e ignorato dalla madre, troppo preoccupata a riversare attenzioni e cure sul marito, eviterà il coinvolgimento emotivo con la tecnica del distacco, proprio come chi ha avuto genitori affettuosi, ma eccessivamente permissivi: non sapendo come acquisire la stima di sé e l’altrui approvazione, poiché le ha sempre ricevute senza guadagnarsele, non sa neppure come procurarsele e fugge le relazioni amorose. Al femminile, questa tecnica è adottata da donne eccessivamente attaccate al padre, al quale paragonano ogni uomo incontrato e dal quale non riescono a distaccarsi.

 

“Sonetto XXXV”
Per paura che troppo facilmente
ti conosca, tu giochi con me.
Per nascondere le tue lacrime,
mi accechi con scoppi di riso.
Conosco, conosco la tua arte.
Non dici mai le parole che vorresti.
Per paura che io non ti apprezzi
mi eludi in mille modi.
Per paura che ti confonda
con la folla, ti metti in disparte.
Conosco, conosco la tua arte.
Non cammini mai per la strada che vorresti.

 

Tu chiedi più di tutti gli altri,
per questo sei silenziosa.
Poi con scherzosa indifferenza
rifiuti tutti i miei doni.
Conosco, conosco la tua arte.
Tu non accetti mai ciò che vorresti.
Tagore

 

Le donne che non hanno avuto un buon rapporto col padre, invece, sono le ‘vittime’ di partner che usano tale strategia, e causa della coazione a ripetere, che le spinge a tentare, invano, di ottenere quel ‘riconoscimento’ a loro mancato.
Una forma estrema di distacco è quella messa in atto dalle personalità psicopatiche, che trattano il partner come fosse una proprietà da saccheggiare, sfruttare, abbandonare a proprio piacimento. Incapaci di credere nell’affetto dei loro genitori, dedicano ogni sforzo alla conquista di ciò che ritengono essenziale alla loro sopravvivenza, senza provare né ansia né tanto meno amore, ma solo crudeltà verso chi è percepito unicamente come un prolungamento del sé, anche se possono indossare gli ingannevoli panni del Principe Azzurro ed ostentare modi cortesi ed affascinanti, per facilitare gli incontri amorosi. Vulnerabili al rifiuto ed all’umiliazione, proiettano all’esterno un’immagine di invulnerabilità e superiorità, avendo come unico scopo la vittoria e come mezzo il potere, un potere che consenta di  ‘gonfiare’ appunto quell’immagine che, senza di esso, si affloscerebbe come un guscio vuoto.
Una persona che senta di non avere ricevuto amore in modo soddisfacente nei primi anni di vita, non può capire come si amano gli altri e può spingersi a sopprimere totalmente il suo desiderio d’amore oppure dedicare il suo attaccamento a chi non scoprirà mai la sua vulnerabilità, un amante-fantasma, immaginario ed irraggiungibile.
L’attaccamento romantico ansioso ed il distacco sono dunque due immagini riflesse, ciascuna protesa verso l’altra. Infatti, un certo grado di attaccamento è essenziale in un rapporto amoroso maturo ed impegnato e l’esclusione di sentimenti e di pensieri romantici non può offrire alcuna garanzia di reciprocità.

 

Il dominio e l’acquiescenza

 

Un’altra strategia dell’attaccamento ansioso, mirata ad ottenere le rassicurazioni che dilegueranno dubbi, insicurezze e lo spettro della perdita, è quella del dominio, caratterizzata da domande, minacce, ritorsioni che dovrebbero indurre il partner a dimostrazioni di lealtà ed affetto, ma che in realtà è efficace solo quando questi è seriamente intenzionato a proseguire il rapporto, altrimenti fuggirà esasperato alla prima occasione.

 

“In un altro domani”
E mi schianti dentro
ancora e ancora.
Non ti accorgi
che non sono già più lì
a porgere altri rami da spezzare.
Forse
pongo fine a gioco
iniziato ieri
in un altro domani.
C.F. Galante

 

La tattica dell’acquiescenza, al contrario, consiste in un atteggiamento passivo, in cui ci si sintonizza sui bisogni dell’altro, li si asseconda e gratifica, senza porre domande imbarazzanti o aggressive, in modo da rendersi a poco a poco insostituibili. Anche il partner più esigente, infatti, non può che sentirsi lusingato da chi appaga ogni desiderio, anche prima che sia formulato.

 

“Io sarò albero”
Io sarò albero se ti farai
fiore d’albero:
se rugiada sarai mi farò fiore,
Rugiada diverrò se tu sarai
raggio di sole:
cosi, mio amore, noi ci uniremo
Se. mia fanciulla, tu sarai cielo,
io diverrò una stella:
se, mia fanciulla, tu sarai l’inferno,
io per amarti mi dannerò.
Sandor Petofi

 

Una donna che si senta esclusa dal padre, tende ad avvicinarsi agli uomini in modo vulnerabile e disperato, così come quella che ha vissuto un’eccessiva alleanza con la madre e che trasferisce quella dipendenza emotiva nella relazione.

 

“Se tu mi guardi”
Se tu mi guardi
sono come la farfalla rossa.
Se tu mi parli
sono come il cane che ascolta.
Se m’ami
sono il fiore che si scalda
tra i tuoi capelli
Se mi respingi
sono come una canoa
vuota
che va sui fiume
e il sasso spezza.
Indio Piaroa

 

Gli individui dominatori e quelli acquiescenti si attraggono, ma una relazione tra loro spesso non regge all’usura del tempo: i sacrifici dettati dall’acquiescenza sono ben tollerati durante l’innamoramento, quando si è tesi alla conquista di un partner considerato quasi irraggiungibile, ma diventa frustrante giorno dopo giorno, quando ci si sente intrappolati in un rapporto in cui si dà molto e si riceve troppo poco. Inoltre, al dominatore, l’altro che annulla se stesso, appare insignificante, scontato, privo di carattere e, immerso nel suo egocentrismo, non è disposto a concedergli certo reciprocità di diritti.

 

La benevolenza

 

E’ una strategia mirata ad ingraziarsi il partner, fornendogli, non solo una serie di pegni ed espressioni d’amore, ma anche servizi, beni, regali, allo scopo di assicurarsene i favori. Può sortire, invece, l’effetto opposto: le manipolazioni subìte generano irritazione e il senso di obbligo determina la fine di una relazione in cui non si può, o non si vuole, ricambiare ciò che si riceve.

 

La gelosia

 

In alcuni casi diventa un modo per controllare e dominare l’altro, che finisce per sentirsi intrappolato, assediato e preferisce la fuga ad una situazione invivibile.
Alla gelosia gli uomini reagiscono attaccando, con collera ed aggressività; le donne con la paura, che le spinge alla fuga ed alla difesa. L’origine della gelosia è la scarsa stima di sé, che induce l’individuo a scene umilianti e penose, nell’illusorio tentativo di incatenare l’altro a sé, e lo è anche in chi la suscita.
Una donna insicura cercherà di misurare il suo valore in base alla sua capacità di attrarre sessualmente gli uomini e la gelosia scatenata le fornirà una prova del suo potere. Lo stesso dicasi per il dongiovanni impenitente, che impedisce alla moglie di vivere la sua vita, tenendola occupata a rimuginare e a difendersi da stuoli di rivali.
Tra angoscia e tracotanza, tra viltà e furore, l’unica strategia risolutiva sembra essere il “principio di minore interesse”, formulato nel 1937 dal sociologo Willard: “In una relazione chi prova minore interesse ha più potere di colui il cui interesse è maggiore”. Peccato che per l’innamorato ansioso ciò trascenda i confini dell’umana comprensione!

 

“Io t’amo quanto posso amare”
…Oh!… Si io t’amo quanto posso amare
…Ma io… tremo!
Che farai di me ora che sei sicura del tuo potere?
Mi abbandonerai tu alle lagrime ed alla disperazione?
Ti raffredderai con me?
lo so che mi sarebbero utili le arti del libertinaggio
per farmi amare di più:
dovrei fingere meno ardore per irritare il tuo amor proprio.
dovrei… Ah!
La mia ragione le conosce tutte queste arti,
ma purtroppo il mio cuore non sa fare alleanza
con la mia ragione.
io lo abbandono tutto a te…
U. Foscolo

 

 
Bibliografia
S. Freud “Introduzione al narcisismo”,
Opere, Bollati Boringhieri, Torino 1980, vol. 7
S. Freud “Contributi alla psicologia della vita amorosa”,
Opere, Bollati Boringhieri, Torino 1980, vol.6
S. Freud “Metapsicologia”, Opere, Bollati Boringhieri, Torino 1980, vol.8
S. Freud “L’Io e l’Es”, Opere, Bollati Boringhieri, Torino 1980, vol.9
A. Freud “L’Io e i meccanismi di difesa”, Martinelli Firenze 1967
B. Bettelheim, “Il mondo incantato”, Feltrinelli, Milano 1977
E. Fromm “L’arte di amare” , Il Saggiatore, Milano 1963
E. Fromm “Avere o essere”, Mondadori. Milano 1977
Rosi Galleni “Strutture lipidiche”, Bulzoni, Roma 1987
M. Klein “Amore, odio riparazione”, Astrolabio Roma 1969
M. Klein “Invidia e gratitudine”, Martinelli Firenze 1969
H. Kohut “Narcisismo e analisi del sé”, Boringhieri, Torino 1976
H. Kohut “La guarigione del sé” , Boringhieri, Torino 1987
A. Lowen “Il narcisismo”, Feltrinelli Milano 1985
C. Odier “L’angoscia e il pensiero magico”, Giunti & Barbera, Firenze 1975
L. Schierse Leonard “La via al matrimonio”, Astrolabio, Roma 1987
J. Baldaro Verde “Lo spazio dell’illusione”, Cortina Milano 1990
J.Baldaro Verde “Illusione d’amore”, Cortina Milano 1990
C. David “La dimensione amorosa”, Liguori Napoli, 1982
F. Alberoni “Innamoramento e amore”, Garzanti Milano 1982
Schwartz-Brodsky & Hindy “Se questo è amore” , De Agostini, Novara 1991
Sternberg & Barnes “La Psicologia dell’amore”, Bompiani, Milano 1990
M. Proust “All’ombra delle fanciulle in fiore” De Agostini, Novara 1982
E. Kauffman “Il Post-Adamo”, Leonardo, Milano 1989
Le poesie sono tratte da:
Tagore “Gitanjali”, Newton Compton, Roma 1971
Tagore “Il giardiniere”, Newton Compton, Roma 1971
“Cento sonetti d’amore”, Newton Compton Editori, Roma 1975
“Momenti d’amore”, Mondadori, Milano 1992
C.Galante “Dreams”, Ombra d’Oro Editrice Multimedia, Carrara 2001