Un’altra donna

Marion, docente universitaria in filosofia che ha appena compiuto cinquant’anni, si reputa una donna appagata e pienamente realizzata, sia nella professione sia nella vita coniugale con Ken, cardiologo affermato e accattivante, sebbene piuttosto distaccato nei suoi confronti, scandita da quotidiani eventi mondani e dalle conversazioni con gli amici il cui contenuto è solo apparentemente colto e confidenziale.

A pochi giorni dal suo 25° anniversario di matrimonio, prende in affitto un appartamento, dove dedicarsi al nuovo progetto letterario, senza distrazioni. Il luogo ha tuttavia una peculiarità acustica: dal condotto d’areazione Marion può sentire i dialoghi che avvengono nell’attiguo studio dello psicoanalista. In un primo momento, cerca di frapporre dei cuscini fra sé e i suoni, poi la curiosità prende il sopravvento e comincia ad ascoltare il difficile vissuto di una donna incinta, Hope.

Le parole di quest’ultima, pronunciate con voce tremante, angosciate e angoscianti, gonfie di paura della solitudine risvegliano in Marion ricordi ed emozioni negate da sempre. Il muro della sua compostezza comincia a sgretolarsi, si spezza la linea sottile del suo stereotipato sorriso, la mente non può che aprire la porta alle voci interiori che premono per essere finalmente ascoltate.

Marion, nel corso degli anni, ha recitato sul palcoscenico della vita un personaggio le cui scelte sono state costruitesulla razionalità, impedendo alla passione di interferire in qualsiasi ambito dell’esistenza.
In questo viaggio introspettivo, a ritroso nel tempo, i ricordi irrompono e si sovrappongono quasi alle parole dolenti di Hope, portando alla luce emozioni represse o addirittura rimosse, occasioni mancate o rifiutate, per la paura di vivere e sentire.

E, come se assistesse ad una rappresentazione teatrale, ricorda se stessa bambina e la rivalità con suo fratello, cui tutto era concesso; la severità del padre e le aspettative nei suoi riguardi; la netta sensazione che avvertiva di ‘dover essere brava ad ogni costo’.

Un sogno, la cui scenografia ridonda di maschere, porta a coscienza la studentessa lusingata e compiaciuta che si lascia amare dal suo professore, la scelta di interrompere la gravidanza a sua insaputa, per non limitare le proprie scelte professionali, la collera di lui quando scopre l’aborto e lo sgomento suscitato dal suo suicidio.

In un libro che le è stato recapitato, affiora il ricordo dell’incontro con Larry, l’autore anticonformista, che ha saputo leggere così bene dentro di lei al punto da dedicarle un capitolo del romanzo, e la rinuncia alla passione che lui le aveva offerto.

L’incontro con una vecchia compagna, Claire, le fa scoprire quanto diversa sia la percezione che gli altri hanno di lei, che non si è mai sentita ‘seduttiva’.

In un negozio di antiquariato, il giorno prima dell’anniversario, la donna ha l’opportunità di conoscere Hope, distrutta dalla stanchezza e spossata dalla tristezza;  Marion la distrae, tenendola su di morale, e la invita a pranzo in un locale fuori zona.
Durante il pranzo  Marion parla di sé, trovando nella donna l’unica con la quale confessarsi ma, in quel ristorantino fuori mano, scopre anche che suo marito Ken la tradisce con la sua migliore amica, mettendo in atto le stesse dinamiche con cui aveva tradito la prima moglie con lei.

Durante una visita alla casa paterna, ritrova un vecchio libro di poesie di Rilke appartenuto alla madre, e sfogliandolo nota delle macchie su una pagina, cadute sull’ultimo verso: “Poichè non v’è alcun posto, qui, da cui non ti si veda, devi cambiare la tua vita.”

Marion ripercorre a ritroso il proprio passato in una sorta di autoanalisi che non è una scontata ricerca di felicità, ma pura necessità di capire, di sentirsi e conoscersi, per giungere, come nella bellissima scena finale, a ritrovarsi finalmente placata.

Finché le ultime parole di Hope al dottore, al quale ha raccontato il loro incontro “Ho conosciuto una donna triste. Pensa di aver tutto e non ha niente. Mi sono spaventata. Se non mi fermo con il passare degli anni diventerò fredda… allontanerò chiunque”,  la sospingono fiduciosa verso un futuro in cui i sentimenti, scoperti e ri-scoperti, consentiranno alle sue emozioni di esprimersi appieno.

E mentre le sue labbra si piegano in un autentico sorriso, Marion si domanda che cosa sia la memoria, se un dono da custodire o una gabbia da cui scappare, e se “un ricordo è qualcosa che hai ancora o non piuttosto
qualcosa che hai perduto.”

 


Anno 1988

Regia: Woody Allen

Sceneggiatura: Woody Allen

Fotografia: Sven Nykvist

Musica: Bach, Mahler, Weill, Porter

Erik Satie (“Movement 3” from “Trois Gymnopédies” Debussy version)

Cast

Gena Rowlands: Marion Post

Gene Hackman: Larry Lewis

Mia Farrow: Hope

Ian Holme: Ken