Criminal Minds

23 ago, 2013 by

Criminal Minds

Anticipazione. Le procedure si fanno cinematografiche? Non mi piace trailer. Un tempo si diceva “provini”?

Criminal MInds. Dice che questa volta è facile, che un tracciato di punti successivi conseguenti forma una linea. Basterà seguirla. Siamo tornate al precetto e alle risate: “devi farlo”. Al contrario, prima ha detto che a rintracciare un filo devo pensarci io. Non importa che siano affermazioni contraddittorie: non abbiamo forse concluso in un precedente tratto del discorrere che l’attuale è intriso di dilemmi, si esprime per ossimori? Non ho osservavo alla fine: “le cose richiamate stasera sono tante, ma si tengono”? Nonostante frizioni e scoppiettii lasciati deflagrare, e ripresi saggiamente quando potevamo sostenerli, qualcosa di condiviso è avvenuto. Una ricomposizione del doppio percorso che si presenta ogni sera (i richiami alla politica corrente talvolta anche accesi, ma fatti quasi di sfuggita, e le nuove forme di politica che veniamo incontrando per andarci addentro e vedere cosa ne potrebbe venir fuori)? É il caso che mi faccia furba e annoti i temi rilevanti prima che cadano da sé nella dimenticanza da cui, per recuperarli, si dovrebbe ripercorrere l’intera strada fatta?

sassi1 sassi2

 

E se le cose stessero altrimenti? Se un tracciato fosse da districare dalle cose dette? Inoltre, c’è una complicazione: dai testi con foto finisco incessantemente in ‘ricerca immagini’. Esiste ricerca visiva equivalente alla ricerca testi? Sarei felice, porterebbe via tempo piacevolmente, come fare i solitari.

News. Parto dal possibile pre-incontro del femminismo a Bologna. Da Marzia, Giovi ci ha aggiornate: si darà seguito a Paestum; c’è coscienza che non si potrà riprodurne l’esperienza; le presenze sarebbero minori; non funzionerebbe più la libera espressione di sé. Le domande: dove? che oggetto? chi organizzerà? hanno le risposte: Roma; Sessualità; Giovani. Richiamo gruppi giovani: Femminile plurale di Padova, Collettivo femministe Benazir di Verona, AlterEva di Torino; gruppi romani; al Centro: Mujeres libre, Rosa Rosae; Angela/Stefania del TPO. Bologna organizzerebbe un incontro per arrivare meglio a Roma. La data, sabato 22 giugno, quando potrà esserci Lia. Meno chiaro l’eventuale passaggio di Lea a Bologna prima di quella data. Avendo parlato con Giovanna e Lea oggi, 2 giugno, so che Lea non verrà preventivamente. Lei è stata da manuale; alcune giovani parlano di sessualità e fanno autocoscienza? É l’idea femminista che s’incarna! Quando, riallacciandomi alla sua ultima e mail, ho appoggiato l’approccio secondo cui ciascuna, singola o gruppo, intervenga a partire da ciò che viene elaborando e ho nominato “il pubblico”, mi sono limitata a tenere il pallino: non avrei potuto arginare i suoi monologhi dalla filippica sull’intreccio personale/politico e  centralità del corpo (“Elda ci ha lavorato con me a Ravenna”) alle ammonizioni a non regredire ad astrazioni pre-femministe. Un punto condiviso: siamo tante, facciamo cose diverse, va cercato l’in comune…

Quale contributo? A casa di Marzia, dopo le news e le vicende recentemente affrontate (il referendum sulla scuola), ci siamo interrogate sul contributo che potrebbe offrire la riflessione che stiamo conducendo nel Quartetto. Mi soffermo su questo. Dicevamo: “Il pubblico”, e abbiamo cominciato ad addensare qualche pennellata su “come” il pubblico. Il discorso partiva dall’apprezzare la postura di “Orlando” (indeterminato) quando, in contesti nuovi, si lascia attraversare dal presente. Con l’aggiunta che, non di rado, percepiamo amiche femministe storiche come se avessero in parte “la testa voltata indietro” e leggessero l’attuale meno originalmente di quanto richiederebbero la passione e la curiosità da noi condivisa. Pare, a fortiori, giusta la conclusione di andare avanti su ciò che ci motiva e muove indipendentemente dalle impostazioni di altre (da Marzia mi riferivo a chi verrà a Bologna; dato lo scambio in atto sul 22 giugno nelle Responsabili, ora mi riferisco anche ad Orlando). Al “pubblico” eravamo arrivate in coda al racconto sulla serata svolta al Centro sul referendum della scuola; una volta elogiata la conduzione di Fernanda (e Milena) e il clima di confronto che testimonia come il Centro sappia fungere da “luogo salvo”. Elda ed io avevamo sottolineato come quella sera, invece, quasi tutte le teste fossero chinate sul qui ed ora, senza riflessione sul ripensamento, indispensabile, del pubblico se si invocano scuola pubblica e pubblico intervento. Venendo via dal Centro prima della fine della serata, Lucia aveva mostrato la stessa nostra insofferenza e giro di pensiero per l’assenza di ogni prospettiva di cambiamento; quasi ci fosse un imprinting che continua a operare tra quante  erano nel primo gruppo che ha costruito Orlando e retto il Centro. Elda ed io lo avevamo notato: con Lucia non abbiamo occasione di parlare più o meno mai e non pareva che ci fosse stata un’interruzione annosa.

 

sassi3 sassi4

 

Chiamate, ci vediamo stasera. Marzia, savia, non vuole – noi con lei – che si vada chi in vacanza e chi in esilio senza rivederci. Forse speriamo nella vindemiatio prima per ricominciare appena lo potremo.  

Di qualche traccia del “pubblico” in fretta e furia (12 giugno). Non do ordine a ciò che è emerso attorno a “il pubblico” la 4.a sera; seguo il peso che attribuisco a memoria a qualche declinazione o modulazione e a primi scavi fatti lì intorno. Giovanna dava una forma organizzativo/espositiva all’incontro largo d’autunno che prendesse il via dal sommarsi di brevi descrizioni del pubblico affidate a voci disciplinari ed elaborative diverse (dalla letteratura, ad esempio, Lipperini e Murgia). Elda insisteva netta e rigidella: “solo il pubblico” a fronte del mio dire: se c’è chi rischia d’ostinarsi solo sul personale (conveniamo che “privato” non è l’altra faccia del pubblico che c’interessa), non voglio arrischiarmi in un pubblico intoccato dalle nostre esperienze e dal nostro modo di intonare il femminismo e il dopo. Racimolo (“raccatto”, dice Marzia) le piste: Giovanna prendeva più direzioni: nella prima si accalorava – lo fa se si parla del pubblico come lo ha inteso, a suo dire, chi ha difeso la posizione A nel voto referendario; per coerenza può essere polemica più in generale se a tema c’è la politica “generale” (sempre Marzia) cui ha preso parte, o se rifiuta categorizzazioni che reputa superate – perché vuole spazio per l’intrapresa, l’iniziativa, cioè spazio per l’individualità/pluralità (darle torto?); citava Nene, l’autonomia e la fatica del Movie Movie per esserci e avere voce; dove andrebbero a finire la soggettività e il cambiamento, l’“oltre il pubblico” che proprio noi abbiamo intravvisto e contribuito a formare? Nella seconda, invitava a imboccare la via della riflessione/azione sui beni comuni; non ci siamo infilate per di lì, sappiamo che è una via da riprendere ineluttabilmente. Marzia ha giustificato il suo voto raccontando la camminata in cui ha deciso di non astenersi e votare A; io non lo ho fatto, avevo già sottolineato la deriva che pavento nel disimpegno pubblico; sanno che non dimentico l’eccellenza del privato legato a Isa e alle Giannine, alla scuole Steineriane ecc.). Insistevo nel mio credo: senza che “amore e lutto entrino nella città”, il pubblico resta estraneo, imposto, ostile. Marzia ha rammentato subito il corso di genere e la mia lezione su Antigone, che non è quella di Zagrebelski; Giovanna ha proposto che una delle brevi declinazioni del pubblico da cui partire sia dedicata ad Antigone. Aggiungo il modo in cui Elda, pur dichiarando di avere avuto verso la cura la diffidenza che oggi nutre parte delle nuove generazioni femminili ha esposto, in un bellissimo piccolo gruppo pensante di donne e uomini non tutti a noi noti, il suo superamento del tipo di pubblico riproposto in quella sede da Angela, cresciuta benissimo tra centri sociali e studi di genere, che rifiutava lo scarico sulle donne del lavoro di cura esigendo diritti/servizi: “non è più il tempo di quella stagione di lotte, del modello “servizi/emancipazione femminile”; non affiderei la cura dei bambini [leggi insieme: la cura dei corpi e della vita], solo a istituzioni e servizi deputati; c’è altro di personale coinvolto nella cura e c’è altro da fare”. Parlavamo, in quel gruppo, di statuto della città metropolitana ed Elda concludeva: “azzarderei di mettere la parola “cura” nello statuto”. E vai… . Marzia? Tutto il lavoro che ci propone sul suo mondo @aumentato ci entra sempre meglio, ma ora devo cucinare. Il pomeriggio non è libero. La ascolteremo, Marzia, vedendoci stasera in fretta e furia: tre partono, esami di stato, vacanze estive. Memorie di giovinezze mi invadono [Ahi, dolore. Ahi, dolore. Ahi dolore. Non oso proferire verbo].

Perché proprio questo contributo? Perché ci è stato proprio. Perché promette bene e noi con lui….

 

sassi5

A  dopo, Raffaella


Post scriptum. Non si dorme, come spesso mi accade; non credo che farò una vera rubrica “riprese”. Siccome, però, questa è una restituzione dimidiata: un solo tema e delle news dilungate, annoto di notte cose da ricordare per riprenderle, come dei ciottoli da guardare nell’insieme, senza ordinarli:

sassi7

Elenco di temi tralasciati.

  • produrre valore oggi (Elda, Marzia)sassi6
  • descrizioni parziali di mutamenti sociali e di categorie per capirli; oltre l’accesso, le figure attive, ad es. prosumers e prosumerismo (varie),
  • Esempi illuminanti: ILVA di Taranto (Giovanna),
  • valore e limiti delle fenomenologie (varie),
  • altri modi della descrizione (varie),
  • riparlare di classe, di conflitti (Raffaella),
  • interstiziali, occasionali e immancabili i rimandi alla sessualità; no a temi consunti (dominazione etero sull’omosessualità. lamentazione degli stereotipi ingiunti ai corpi). Stupore/rimpianto per l’arretramento a discorsi pubblici e personali “confezionati” rispetto alla libertà/immaginazione dei decenni passati. Sollievo per le figurazioni inedite (La vie d’Adele) più che per i passi normativi (USA).


 

 

Related Posts

Share This

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *