Seggiolina

25 ago, 2013 by

Seggiolina

Bologna, cena del …..

seggioline, scranni, troni  e poltrone

 

seggiolina veranda

seggiolina veranda

Seggiolina. Questa sediolina da bimbi anni 30/40 non mi dispiace. Chi la vende online ne loda la struttura, la fattura e lo stato di conservazione, specie quello della seduta di paglia intrecciata che è di rigore. A me piace il colore avorio uniforme, la linearità solida ma non tozza. Il gruppetto si mette sul mercato? Non quel mercato: il gruppetto sta riflettendo sul ruolo presidenziale. Non nella/della repubblica del Paese, ma in/di Orlando. Seduta sulla sua seggiolina impagliata della impagliatura tipica del nostro artigianato, Marzia ci volge la schiena, tace.É l’attuale presidente dell’associazione, una presidenza inaugurata appena, e le viene prospettato che Orlando condivida con altre il governo del Centro delle donne.

“Glielo abbiamo appena conferito, il governo, Elda e Giovi, e già le togliamo la seggiolina da sotto il sedere?” Risate, baldoria. Però la domanda sardonica tocca un punto, forse superficiale, del corruccio di Marzia che ora rivendica la diversità della propria presidenza rispetto alle precedenti, spiega perché il ruolo di mediazione di Orlando al Centro deve permanere. 5° incontro (nota della redazione:Raffaella scrive 5 ma io ne conto 6), scaloppine e peperonata, aperta revoca in d

seggiolinaCapovolta

seggiolina

ubbio del modello su cui il Centro si regge dall’origine. Per Giovanna la prospettiva da cui si parla è sempre la fine. In chiusura del ragionamento sostiene il valore di anticiparla la fine, il coraggio di finire senza attendere l’esaustione. Infine, la fine si fa puro punto di fuga metodologico, espediente per vedere meglio l’oltre. La fine, peraltro, può durare a lungo, aggiunge Elda…

Ieri, al Centro, 1.a esperienza di Mercatino del “riuso”, parola storica a Bologna, con donazioni volontarie in denaro, Elda commentava (assente Giovanna): ci abbiamo preso nelle conversazioni a quattro. Come? In cosa?

 

uniti

“Glielo abbiamo appena conferito, il governo, Elda e Giovi, e già le togliamo la seggiolina da sotto il sedere?” Risate, baldoria. Però la domanda sardonica tocca un punto, forse superficiale, del corruccio di Marzia che ora rivendica la diversità della propria presidenza rispetto alle precedenti, spiega perché il ruolo di mediazione di Orlando al Centro deve permanere. 5° incontro, scaloppine e peperonata, aperta revoca in dubbio del modello su cui il Centro si regge dall’origine. Per Giovanna la prospettiva da cui si parla è sempre la fine. In chiusura del ragionamento sostiene il valore di anticiparla la fine, il coraggio di finire senza attendere l’esaustione. Infine, la fine si fa puro punto di fuga metodologico, espediente per vedere meglio l’oltre. La fine, peraltro, può durare a lungo, aggiunge Elda…

La presenza dell’una… A cena, Elda, stupita lei stessa e con un’enfasi che le è inusuale, attribuiva la ritrovata disposizione/facilità ad andare alle iniziative del Centro al cambio di rotta, all’apertura di spazio indotta dalla presidenza di Marzia. Venerdì, ieri, ricapitolava: sono andata all’OST, ponendo fine al pregiudizio di non frequentare le Pratiche partecipative senza averle saggiate; sono venuta alla chiusura del ciclo di Annamaria Donne che scrivono a Bologna; il giorno dopo ero a Movimenti di democrazia; ora sono al mercatino. Lei e io sappiamo che il piccolo evento di grande rilievo è che Marzia sia qui attorno facendo foto e sia come noi, più di noi, contenta di esserci. Scherza Marzia e sottolinea: “Più di così … “, tradotto in semibolognese: csa vliv da me? In un altro momento aveva detto: sono cauta nel prendere impegni, ma quando li prendo… . L’impegno è di provarci a essere presidente di tutte. Sorpresa e grata della venuta di Elda all’OST – e certa dell’insostituibile aiuto di Marzia -, godo la presenza dell’una e l’impegno dell’altra. Sappiamo in tre che il mercatino di Paola, Giovanna e Alessandra ha simpaticamente virato al quotidiano l’uso del Centro; un passo in risposta al bisogno di stili di vita più semplici e diretti, di relazioni più immediate e facili. Non ribadiamo, per carità, che la crisi vi ha a che fare. Leo, bimbo di 6 anni, al banchetto di libri usati mi consiglia di prendere un quaderno della Pimpa: “È per te? Ti piace giocare? Qui puoi leggere storielle e, dopo, fare dei giochi”. Sono così ammirata della sveltezza con cui mi ha corrisposta che alla sera, dopo secoli, leggo la Pimpa che leggevo ai bambini di casa. All’angolo della bellezza, ragazze italiane danno smalto alle unghie, coetanee magrebine tolgono peli superflui con fili incrociati senza pinzette e cerette; chissà se fa male uguale. E c’è Arvaia/Arvajja. Un buon vedere, buon sostare.

Perché metterci tanto allora a entrare nelle questioni, nelle ragioni? Nel modello dato, nelle presidenze diversamente concepite, nell’averci preso, se mai ci abbiamo preso? Le cose sono così maldisposte? L’incertezza è sul punto da cui principiare? É bene avere raccontato dei dettagli al di là del fatto che Giovanna non sempre c’era? Provo la restituzione?

impressionista

Perché metterci tanto allora a entrare nelle questioni, nelle ragioni? Nel modello dato, nelle presidenze diversamente concepite, nell’averci preso, se mai ci abbiamo preso? Le cose sono così maldisposte? L’incertezza è sul punto da cui principiare? É bene avere raccontato dei dettagli al di là del fatto che Giovanna non sempre c’era? Provo la restituzione?

La sedia di Gauguin

La sedia di Gauguin

 

Modelli. Presidenze. Persone. Dal generale, dal particolare? Da più lati? A tavola Marzia denuncia un disagio: si trova meglio se ha a che fare coi gruppetti dell’anarchismo, se non dell’autismo, che non in sedi politiche moderate, ufficiali (non ripete che tanti vivono il Centro e Orlando come luoghi istituzionali, noi come donne di partito; lo sottolinea Elisa la sera dopo con perdonabile purismo giovanile. Si stizzisce perché sono arcaica e non me ne frega: “La rappresentazione conta!”, “L’essere è; se sono merda, lo sono; se non lo sono, non lo sono comunque mi si rappresenti”. Hanay di Ippolita esclama: “Anch’io sono parmenidea!”. La cena è un seguito della seconda puntata di Movimenti di democrazia.

Marzia, che ospita Hanay, ha chiesto di rimanere insieme; recupero polpette piselli e fagiolini, le cose in più della sera prima. Parto da qui, incluse le contraddittorietà. L’inquietudine sull’autonomia ha spesso scosso anche me; e lo fa di più nella reviviscenza di autodeterminazione gruppale e nell’aggravarsi dell’obsolescenza (va bene, dirò “insufficienza”) della democrazia rappresentativa. Marzia, dunque, afferma che la sua presidenza è differente: è collegiale, orizzontale, mentre prima di lei le presidenti agivano solitariamente, verticalmente. Eppure, se più di trenta anni fa per confliggere/trattare/convenire alla pari con la municipalità non eravamo state titubanti a scegliere di farci Associazione, soggetto formale, il darci una presidenza aveva fatto problema, benché Franca, prima presidente, brillasse di autorevolezza. Eppure il richiamo alla collegialità romana si sprecava al momento della mia presidenza (correlata ad Elda): Expulsis regibus, duo consules creati sunt; eppure per dare il nome al Consiglio si era andate per libri di diritto romano e germanico, salvo scegliere per conto nostro che Responsabili, quindi co-responsabili, suonava e andava benissimo: Consiglio delle responsabili. Alcuni nodi, quindi, tornano fuori con rinnovata carica. Epperò, anche mentre infuriano l’indecisione e l’indecidibilità la figurazione da sconfiggere è ancora l’immaginaria tragica solitudine del sovrano decisore? L’autorevolezza, la qualità, sono sempre di necessità verticali? La valenza di una convenzione con un Comune può essere stata compromiso allora, oggi deve essere compromissione? La convenzione ha svenduto l’autonomia già allora o, se non lo ha fatto, lo farà per forza ora? Comunque stessero al tempo le cose, come possono stare oggi? Ho patito, si sa, le gestioni per linee interne del rapporto con il Comune imposte da alcune e il basso profilo e la bassissima conflittualità manifestate da un certo punto in poi.

riflessa in orizzontale

riflessa in orizzontale

La quinta sera l’esprimo così: nessuno avrebbe definito “comunale” Grazia che era dipendente comunale; le trattative di Annamaria sì che sono

state intra-comunali; la precedente presidenza sì che è stata considerata istituzionale e povera di iniziativa politica. Non mi fingo innocente e immemore: che peso hanno avuto i miei imperdonabili errori cui Fernanda ha dovuto porre riparo? Forse perché ha nelle orecchie “la” donna che scrive a Bologna e non capisce Le memorie di Adriano, “un libro maschile”, Giovanna scomoda gli imperatori romani: ogni presidente ha usato sue virtù peculiari, tutto si può ricomporre in un quadro armonico. E Marzia? Cosa ne è ORA del Quartetto che pare prenderci, della presidenza, del Centro e di Orlando, del modello di conduzione, della fine? Ci siamo inoltrate: procedo a recuperare un quadro articolato.

 

gruppoPoltrone

 

 

 

 

 

 

Mettiamoci comode (ed eleganti). Presentando il suo libro, Giovanna ha parlato di impicciarsi: interessarsi? avere a cuore? avere cura? Se questi sono i significati da dare al verbo, il Quartetto s’impiccia. E ci ha preso, dice Elda. Accorgersi, prenderci. Mi viene da chiedere: a cosa ti riferivi, Elda? Mi viene da limitare: ci abbiamo preso sotto alcuni aspetti. Non so se sia perché siamo dell’idea che, nel mare dell’ignoranza, occorra sempre capire di più; o se piuttosto sia perché riconosciamo il ruolo giocato dalla casualità, dal “cigno nero” finanche; né so se è perché cacciarmi in letti di Procuste è una tendenza che mi si confà (altro che lasciarmi in pace, comoda). Aspetti, dunque. Ci abbiamo preso con il gruppale che pare già una cifra dell’essere oltre? Non ci si astiene dall’aggregarsi, tante/i si aggregano scientemente in alternativa alla rappresentanza, come se ”un” soggetto politico non ci volesse. Elda, in partenza per l’esilio imolese che c’entra nel presenziare, pareva distesa di fronte alle sue stesse domande: se, come, quando ciò inciderà? Potrà mai farsi determinante? Ci abbiamo preso con il sentore che si voglia immediatezza, semplicità, quotidianità? Nell’’approssimarsi tra descrivere e accadere, nel circuito diretto di pensare e agire siamo ancora all’indeterminato germinare della spontaneità sociale produttiva, Giovanna? O l’effetto della libertà, riflessività, responsabilità diffuse (se ci abbiamo preso in queste parole) è già forma politica? Un altrove che già accade in questo mondo? E se siamo già altrove nel mondo, Marzia, che mostri (Primo movimento: linguaggio musicale) l’individuale e il gruppale – l’anonimo e il neutro – nella realtà open source, quali sono le affinità dell’uno e dell’altro altrove? Una domanda facile – ci saranno analogie, scorrimenti, ci saranno distonie, sbarramenti – è utile? La domanda difficile è sulle nuove forme della politica. Vale ancora ciò che abbiamo letto dei gruppi-soggetto? La risposta è tuttora vicina al citato Gilles: “È evidente che una macchina rivoluzionaria non può accontentarsi di lotte puntuali e locali; iper-desiderante e iper- centralizzata, deve essere tutto questo allo stesso tempo. Il problema riguarda dunque la natura dell’unificazione che deve operare trasversalmente, attraverso una molteplicità, non verticalmente e in modo da schiacciare la molteplicità propria del desiderio”. È di “soggettività” molteplici, di “unificazione” leggera, di “incisività” sottile che andrò a parlare oggi (è già il 22). E, per stare ai compiti registrati in altri sunti del dire di Quartetto: che ne è del femminile? Come va inteso il pubblico? Abbiamo detto: non si rinuncia al “nostro”; so che parlare di questo oggi – si diceva poco fa con Marzia – e di Prokroustês, lo stiratore, per quanto giusto, sarà difficilmente comprensibile alle “stiratrici” (?! Chi stira, cosa faceva lo Stiratore? Un’altra volta, a voce).

23 Giugno, mattina. Interrompo quanto ho inteso dire prima di ieri e ci torno in seguito. Ieri, a cena, con Lea e Giovanna, si fa un punto conclusivo già espresso al momento di decisioni e saluti: è andata bene. Di cosa essere soddisfatte? Le presenze: 60/70, non 30/40; si torna a Paestum, margini e non Roma; inviteranno le giovani che hanno preteso (alcune con diplomazia e affetto) ascolto, insistendo: “un incontro ci vuole”; contrasteremo due riduzioni: il trarsi fuori di chi, “storica”, potrebbe scaricare su loro il suo disinteresse e la loro sostituzione ad opera di chi, per “proteggerle”, le detronizzasse; nel re-incontro si confronteranno linguaggi e visioni: le “Condizioni materiali di vita” e la “Vita, libertà, cura, lavoro, reddito”. Però. Dopo tanto altro, Giovi appoggia la paroletta “però”. Delle operazioni da fare, dice: approfondire il ri-generarsi interno anche curvandosi su sé (Lea), afferrare e significare la mutazione presente anche alla luce delle forme femministe in essa esplose (Quartetto), la seconda e decisiva non desta attenzione nei femminismi. Vero. Sono intervenuta quando dovevo (non da portinaia); ho detto ciò che volevo; sono stata inefficace: non è facile adesso; però il nodo, vistoso, non è colto.

mixDivani

 

 

 

 

Presidenze (Cose scritte a Durazzo, il 19 giugno, da una terrazza panoramica su un estesissimo slargo di mare). Quella di Franca, di cui non sto qui a dire signoria, signorilità e intelletto critico, era una presidenza monocratica? NO. La poliarchia si declinava a due livelli: per la presenza paritetica di una Coordinatrice del Centro e con il Consiglio Responsabili che si riuniva sovente. Forse, per riflettere sul rilievo avanzato da Marzia e sulle reazioni che ha suscitato, serve allineare
presidenze messe a confronto.
Politica dell’aperitivo e, ancora,
di penetrare nelle intenzioni e
si pensava ad un intero che non
singolarità, libere ciascuna di
 propria inventiva; tronoNerosi cercava
dell’et et nei luoghi di guerra -
compresenza, senza esclusioni,
su come intendere la natura e
 mondo esterno, come garantire
interna; prevaleva la fiducia, il
dentro/fuori il gruppo. “Andare sulla luna in bicicletta!?”. laconico commento di una di allora per dire le parole in grande, l’azzardo, l’eccesso che circolavano nel Palazzo delle principesse (Galliera 4)? Ma anche l’allegria della scoperta, lac oscienza di dar inizio. Certo, libertà, sovranità, reputazione, risorse donavano condizioni favorevoli.

La Politica dell’aperitivo si configurò comeu n’invenzione; è da augurasi che Giovanna ritrovi il testo in cui ne parlava.
Uno spostamento verso l’amicale (un modo della relazione, non il primato della relazione che c’era), denotazioni e interpretazioni delle Elencare qui il Coro di soliste, la una Presidenza leggera consente in qualche pratica. Nel primo caso era collettivo bensì pluralità di manifestarsi al vertice della sua una pratica – poi detta politica in grado di contemplare una di direzioni opposte. Conflitti? Sì, autonomia del gruppo verso il senza livellamenti la collegialità sostegno alle eccellenze personaliverso la leggerezza, il gioco,
sé. sediaromanaHo in mente grandi eventi
 femminismo. Made in USA
 solo culture – e, insieme, la
pronto e “pericoloso” del
elenchistico (?), le volte in
la soluzione fosse la fine:
uscire da qualche impasse,
almanaccavano ipotesi su
birichina, lei prefigurava la possibilità di chiudere. Con divertimento, forse anche solo per vedere l’effetto che faceva e gli eventuali frutti fuori del terreno prefissato. La capacità di guida, regia (e di imperio) è stata notata.

La Presidenza leggera ha oggi superato la prova. Marzia pone la svolta, il cambio di passo nelle sue dimissioni, al nostro sguardo stratificate e drammatiche. Aggiunge che da là in poi è stata compresa la sua istanza di l’auto-ironia, gli spazi fuori da legati a Giovanna – Teorie del spostò soggetti soggettività, non capacità polemica, il suo gioco paradosso, del ribaltamento cui ha evocato seriamente che effettiva, non metodologica. Per pesantezza, insufficienza, si ipotesi? Serena, Imprevedibile, presidenza leggera. poltroneLeggereCredo non
suffragata da Ferdy, Milena,
fatto che Marzia ha una linea
di Movimenti di…) e un’idea di
l’editoria online. le artigiane
avverte spazio? Io l’allentarsi
consolidarsi di responsabilità
novità delle relazioni inedite
ciascuna di noi una ad una è
nello stato di cose migliore? È
Giovanna; è tornata Marzia,
voi). Potremmo, senza ritorni,
che una presidenza ci vuole?
Orlando? La sua è mediazione
ai nostri occhi questa sequenza pregnante, consistente che alcune hanno revocato in dubbio, ma tutte siamo in grado di lasciare vigere? No, No. No. Quartetto non vale prima di tutto per Orlando e per il Centro. Vale non egoisticamente per noi, il nostro saper vedere e sostenere i processi in essere. Sono riemersi nodi antichi, è nato del nuovo. Si presume che ci importi più di tutto dove siamo, con chi siamo in campi aperti (in metamorfosi, in transito). Ancora ci soffermeremo su ciò che è riemerso. Quartetto, tuttavia, pare votato a fare ciò che non si fa ancora: identificare, nominare l’ignoto, propiziare un cambiamento “al futuro” carico del suo differendum.

Saggiare lo stato delle cose. L’orizzontale, il verticale, il diagonale, il circolare (le sfere, i poliedri, le spirali, le stringhe e molto altro). Di questi tempi impazzano quasi solo i rimandi all’orizzontale e al circolare (ed è già meglio). Come la mette l’orizzontale con la qualità, il do di petto? Il rifiuto del dominio comporta il diniego dell’autorevolezza? Se vado nei pazzi (ci vado) per l’idea della Spira Mirabilis, orchestra senza direttore, se invoco la democrazia senza leadership, rinuncio al di più, al meglio? Ai solisti mirabili? Alle guide vicendevoli e abili nel labirinto? L’Anonymous, Ia scrittura creativa collegiale, la disubbidienza, l’occupy del 99%, per dire cose che in tante/i guardiamo accadere, sfociano di necessità nell’equivoco del click sul web e in analoghe puttanate? Giovanna provocatoria prendeva la via verticale parlando degli/delle aristoi/ai. Ricordava lo scalpore pruriginoso che suscitò, decenni orsono, una mia dichiarazione per la monarchia illuminata a fronte di democrazie squalificate (alla lettera “senza qualità”). E la complessità (non la complicazione)? Altro che la democrazia del click dei Cinque stelle (Iolanda Romano)! Il cui tentativo del cittadino in Parlamento non vorrei vedere fallito.sassi

Ma davvero la forza dell’in comune, della connessione cancellerà la bellezza delle cime, la ricerca del confronto creativo, la ricchezza delle voci, la ponderazione delle possibilità per uscirne con l’impensato, le polifonie? Partorirà soprattutto banalità, monotonie, eccetera? Ricordo la passione del diagonale, del puntare i gomiti anche in tempi bui per aprire e tenere aperti i varchi, che ci suscitò (Orlando a un certo punto) un suggerimento di Arendt; ricordo l’andamento a spirale dello scavo di Lonzi (che amavamo praticare a un certo punto). La spirale “accade” in natura e nella mente. Non so se inseguissimo spirali algoritmiche, ma in una discussione, la prima con SNOQ a Bologna, nell’illusione coltivata di scelte migliori, di un visitare luoghi più impervi e promettenti di quelli che poi sono seguiti, e non medie mediocri, Giovanna se ne uscì con l’idea di una geometria di relazioni creative senza medietà, mediocrità. Non ricordo le sue parole, ma la mossa sì. Insomma, credo che Quartetto sia tenuto a muovere in direzioni come quelle. A Bologna, ieri l’altro (è il 24 giugno) abbiamo provato a dirlo. Maluccio; è un altro paio di gomiti e di maniche. Sono disagi – e non solo sofferenze. Forse ne parleremo.

La 6.a sera abbiamo detto molto altro: il corso, il libro . Quindi ci sarebbe da dire molto altro. Ma occorrerebbe essere insieme e l’estate non ci darà i tempi e la frequenza giusti. Ci aspetteremo.

passiflora

Estate. Lo so: preferireste che passassi l’estate in altro modo. Somiglio ora più all’Onda blu, il fpassiflora2iore della passione scompigliato che vedete nostra composta, pure dolorosissima, ho a fiorire sul terrazzo. Prometto che la farò a tacere, se non per ricompormi, qui accanto, di quanto non somigli alla Passiflora cerulea che una settimana diversa per stare dove voglio e debbo stare. Magari riuscirò a contemplare spirali meravigliose in cielo in terra e in ogni luogo. Mi mancherete ma spererò, senza egoismo anche in questo caso, di non mancarvi.

 

 

chiocciole

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