Prima restituzione

2 apr, 2013 by

Prima restituzione

Quartetto sotto forma di Quintetto – 11 Marzo 2013 – Casa di Marzia.

Caso o segno?

Un imprevisto sposta il cielo sotto cui mettere gli assunti, ammesso che lo siano. Comincio da questo e andrò poi dove volevo cominciare: ieri sera in taxi una domanda nonchalante e provocatoria mira a risposte affermative per quanto evidentemente difficoltose: questa volta ci sarà un riassunto? Mi sono svegliata con la stessa idea di restituire gli interrogativi che ci e si sono posti subito emersa in taxi e subito coercitivamente approvata dalla medesima birichina che aveva chiesto: le domande sono rilevanti. La notte aveva aggiunto un “come fare” e qualche parola da conservare (“configurazione”, ad esempio).
Incapace di tornare a letto, mi sono messa a fare con le mani ciò che facevo con la mente sulla serata: una separazione/distinzione/classificazione di materiali del presepio ancora non riposti; sassolini di varie misure e tonalità di colore. i figuranti sono quasi tutti già avvolti in carte veline nelle scatole. Una forma curiosa, forse un guscio di pistacchio rotto irregolarmente a metà, qualcosa da gettare, ha attratto l’ attenzione: troppo liscia, mai vista. Una manina?! Una manina! Sorpresa, avrei ballato la Valse nonchalante per la gioia:  nel mio presepio negli ultimi 15 anni non sono andate rotte solo tre cose e tutte rimediabili o rimediate salvo quella manina smarrita tre anni fa. La immaginavo persa, calpestata e spazzata via. O incastrata in qualche fessura del retro della credenza. Un presepio con le granaglie comporta i suoi rischi: un piccione – sono intelligenti – avvertito l’odore di un cibo confacente era entrato al ricambio dell’aria dalla finestrella della cucina, si era avventurato nel soggiorno per mangiare azuchi e lenticchie facendo cadere riverse alcune statuine tra cui la figurante madre incinta di una bimba vestita come lei. Al rientro in casa lo avevo avvistato  su una cornice interna della stanza incapace di ritrovare la strada per uscire e spaventato (lo so , Elda, tu saresti stata terrorizzata). E avevo penato non poco per farlo andare libero dove anelava di andare.

Detesto rompere e detesto perdere: mi sento informe, maldestra, colpevole di incuria irrimediabile. A quel punto, il cielo sotto cui mettere gli assunti è diventato quello della fortuna, della coincidenza fortunata. Non mi soffermo sul pensiero che avrei potuto non notarla una piccola forma diversa; avrei ignorato, così, la vicenda inattesa di una cosa smarrita e ritrovata in un mucchietto di sassi. Fine dell’analogia: non immagino di trovare una mano segnaletica che indichi un bandolo nelle parole dette ieri sera e nello stato di cose cui le parole si riferivano. Dico solo che a una bella sera trascorsa insieme sotto la veste di quintetto è seguito un’alba all’insegna, breve, dell’acquietamento, della ricomposizione. Un giro nella leggerezza della Valse nonchalante.

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