Le Petit Poucet. Briciole e sassolini.

3 giu, 2013 by

Le Petit Poucet. Briciole e sassolini.

 

Tilda

Tilda

Storia del nome “Orlando” e di come un certo giorno e poi un altro del millenovecentottanta e spicci esso fosse caduto in coincidenze singolari.

Appena mi siedo sul sedile posteriore dell’auto blu – fino ad allora un Comune dotato di artigiani e di anziani dipendenti che sembravano venire dall’onorata cmòňna degli anni delle nonne, ci aveva messo, talvolta, a disposizione un mitico autista e un’auto senza blasone -, il conducente si presenta: “M’han détt che té tî una cumpâgna. A m ciâm Orlando”. In una frazione infinitesima di secondo rispondo: “Anca mé”. Non è molto che, dovendoci dare un nome come gruppo, Gianna ha proposto quello di Orlando, il personaggio giramondo e secoli di Virginia Woolf. Guarda caso?! corriamo in auto a Firenze a prendere la voluminosa pizza del Freak Orlando, film che Ulriche Ottinger ha tratto dall’Orlando woolfiano. Deve essere proiettato a Bologna la sera, al Tiffany, e rischia di non arrivarci in tempo. È il 1982, settimana 10-17 maggio. Giorni prima Franca, non ancora presidente amata della nascente Associazione Orlando e io, abbiamo ritirato alla stazione ferroviaria altre pizze che hanno rischiato di non giungere a destinazione: c’era il raduno nazionale degli alpini, nella baldoria e nel frastuono degli arrivi da ogni dove non ci lasciavano passare senza bere un goccio di vino in compagnia. “Niente cade dal cielo”, rassegna di cinema di donne tedesche voluta da Giovanna senza risparmio di forze e di sapere, porta in città per l’intera settimana registe e produttrici che stanno guadagnandosi fama internazionale. Ulriche, nella rassegna, ha una personale. La folla, la festa, il contatto, il piacere che accompagna tutte è intensissimo. Ma finisce: loro tornano a casa, noi restiamo a sentirne la mancanza. Ulriche deve prendere l’aereo a Milano: il maltempo vieta che parta da Bologna. Chiamiamo Orlando, pur chiedendoci: “Ce la faranno a capirsi la sofisticata nuova amica e il nostro recente omonimo autista?” Fa freddo, piove, c’è nebbia. Presento Orlando ad Ulriche; quietamente, lui si mette a parlarle sottovoce in tedesco. In poche battute apprendo che, giovanissimo comunista, è stato in campo di concentramento in Germania; il campo, nota Ulriche, dove è morta parte della sua famiglia ebrea. Non apro bocca. Li guardo allontanarsi nella nebbia come in un film. Quale? Le Quai des Brumes? Casablanca? È una piccola vittoria postuma su chi causò La Caduta degli dei?

Raffaella

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