Riflessioni fase d’ascolto

mag 10, 11 Riflessioni fase d’ascolto

Il processo per la costruzione di una Nuova Agenda Politica delle Donne è cominciato a settembre e è arrivato a coinvolgere a vario titolo 260 donne.

Attraverso le diverse tappe (assemblee, riunioni e interviste) è stata individuata la domanda dell’OST: “Se i desideri e i diversi progetti delle donne per la città si realizzassero, come cambierebbe Bologna?”.

I risultati verranno presentati ai candidati sindaco il 3 maggio.
Queste sono alcune delle riflessioni che emergono dalla fase d’ascolto dell’Agenda, durante la quale  139 donne sono state intervistate, di età media 45 anni, diverse tra loro per provenienza e professione.
Bologna è una città con un’anima positiva, in cui è ancora bello vivere, ma percorsa da fratture diverse per profondità e natura: tra politica e cittadini, tra generazioni diverse, tra bolognesi e
immigrati. Le relazioni, che ancora la rendono diversa, hanno perso qualità generando fragilità, solitudine e smarrimento.

Uno dei temi più ricorrenti è la distanza dalla politica, la separazione tra cittadine e amministrazione, ma anche tra cittadini e cittadini. L’idea di mancanza di coordinamento tra progetti esistenti, tra istituzioni, tra associazioni e istituzioni torna come una linea rossa come causa di debolezza e di afasia della città. La mancanza di reti inibisce il confronto e l’interazione fra le varie realtà che lavorano separatamente.

Tre sentimenti coesistenti e talvolta intrecciati sono emersi: la consapevolezza (nostalgia) di una tradizione di eccellenza fatta di cultura, partecipazione politica, solidarietà, innovazione educativa;
il senso della sua perdita o dispersione; la percezione di molti e diffusi progetti ed esperienze alternative e innovative non sufficientemente valorizzati. Tra questi: il rilancio di un progetto
pedagogico sui nidi come bene comune, i luoghi delle donne come luoghi di elaborazione e sperimentazione; il sostegno a modi di abitare come il co-housing.

Le cittadine intervistate individuano altre opportunità da cogliere: l’Università per esempio, la voglia di fare politica espressa dai movimenti (come quello in difesa della scuola pubblica per esempio) che la politica tradizionale non sa intercettare. Soprattutto viene sottolineata la necessità di tornare a tessere reti, relazioni tra tutti i frammenti esistenti, che continuano a lavorare e progettare
restando nella propria singola realtà. Il superamento della staticità di Bologna viene letto anche attraverso l’immaginario scavalcamento delle mura cittadine: sono tante le intervistate che auspicano una dimensione metropolitana per il nostro territorio e un’apertura internazionale, soprattutto attraverso la chiave culturale.

La presenza sempre più numerosa di stranieri è vissuta sia come opportunità (multiculturalità come valore) che come fonte di inquietudine (per esempio per il diffondersi di odori e sapori che non
fanno parte della tradizione felsinea). Ma la preoccupazione è per la diffusione di sentimenti xenofobi, che trasformino l’accogliente Bologna in una città fredda e respingente, e per un’eccessiva
militarizzazione che non aiuta le donne a sentirsi meglio.

di Lucia Manassi
Bologna, 28 aprile 2011