Una campagna voluta dal nascente Istituto per le Strategie di Genere.
Ma cos’è quest’Istituto di Genere e perché vogliamo farlo nascere in Emilia Romagna?
 
Antecedenti
La guerra del Kosovo è appena finita, Belgrado non è più sotto bombardamento, profughe e profughi rientrano a Pristina e in altre città kossovare. In quel 1999, nel salotto improvvisato di una casa anonima, quindici giovani donne e altre meno giovani del nostro paese discutono del che fare “adesso” con Vjosa Dobruna, amica carissima fino dall’avvio del ciclo delle guerre europee degli Anni Novanta nei Balcani. Allora Vjosa è Ministra del governo provvisorio espresso dall’ONU e dai residenti in Kosovo/Kosova, innanzitutto dalla maggioranza albanese. Il nostro progetto, finanziato dal governo italiano, ha un titolo azzeccato: Dignità delle Donne, Dignità del Kossovo. Siamo lì - il “noi” fino a qui è l’Associazione “Orlando” - per sostenere l’iniziativa femminile in cinque aree del paese, insieme al Centro per la Protezione delle Donne e dei Bambini di Pristina retto da Sevdje Ahmeti. Il desiderio è di potere non solo fare empowerment nei nuovi centri che si apriranno, ma di contribuire al dialogo tra le componenti che abitano il paese, da quelle serbe a quelle rom, turche ecc.. Si ragiona del ruolo che potrà giocare la società civile, donne e giovani per primi, di spazi di democrazia, di nonviolenza. Insomma, di soggetti e luoghi che potrebbero funzionare come “attori” e “infrastrutture” di una cittadinanza equa e condivisa da tutte/tutti.

Breve Cronistoria
Lasciamo quel lato della frontiera e veniamo al nostro lato. Emerge in quella conversazione l’idea di costruire nuovi spazi pubblici e machinerie anche da noi. Parliamo di un Istituto Strategie di Genere, benché la parola “strategie” abbia un’eco militare che non ci lascia tranquille. Al rientro a Bologna, diamo fisionomia all’idea e cominciamo a cercare alleanze e risorse per realizzare il nostro Istituto di Genere (ISG). Per non farla lunga, alla richiesta di essere poste nelle condizioni di fare esistere un simile Istituto con le sue potenzialità e qualità politiche, la Regione risponde bandendo uno studio di fattibilità dell’Istituto finanziato dal Fondo Sociale Europeo. Benché continuiamo a pensare che alcune scelte siano direttamente politiche, concorriamo e realizziamo lo studio che viene presentato con successo il 7 febbraio 2003.
Il percorso intrapreso, occorre aggiungerlo, porta i suoi frutti: il “noi” impegnato a costruire l’Istituto di Genere si trasforma venendo a includere l’Associazione Centro Donna di Modena; inoltre, cammino facendo, il proposito si rafforza grazie ad alcune verifiche di rilievo. Infatti, dapprima è la Commissione Europea, Direzione Generale Occupazione e Affari Sociali, che finanzia a propria volta uno studio di fattibilità per un Istituto Europeo di genere simile a quello che veniamo immaginando, poi – ed è cosa recente -, il Parlamento Europeo, Direttorato Generale per la Ricerca, Divisione degli Affari Sociali e Legali, giunge alle stesse conclusioni promovendo una propria ricerca al medesimo scopo.


Finalità e obiettivi
In breve – si può vedere il nostro studio all’indirizzo http://www.centrostrategiedigenere.it sul ServerDonne -, l’Istituto per le Strategie di Genere vuole promuovere protagonismo e presenza di donne (native e migranti, giovani meno giovani e non giovani, con elevati gradi di scolarizzazione o ricche dei saperi dell’esperienza) nella sfera pubblica in vista di una cittadinanza femminile che abbracci ogni ambito, da quello economico a quelli sociale, istituzionale e culturale. Esso realizza i propri obiettivi dando voce a singole e ad aggregazioni della società civile attraverso modalità di democrazia praticata e di progettazione partecipata. Ma intende anche costruire azioni di dialogo tra donne della società civile e amministrazioni, innanzitutto locali e regionale. Il fine è, dunque, quello di un governo diffuso e di un benessere condiviso da tutte e tutti.


Sperimentazioni
Il lavoro è proseguito; sperimentazioni di rilievo sono state condotte sia attraverso la pratica della relazione, che è la politica più nota e cara alle donne, sia ricorrendo ancora a progetti europei e regionali. A Bologna si è costituito un ampio gruppo di lavoro trasversale – Genere e Governance. Comitato Donne e Democrazia Praticata – che ha dato il via ad una ricerca/azione, “La città desiderabile”, su Bologna come la vorrebbero centinaia di donne diverse e ha prodotto un’Agenda politica di donne; a Modena si è rafforzata la preesistente Convention di Donne per un Patto tra Cittadini e Cittadine che sostiene candidature e programmi al femminile. La campagna di manifesti che qui vedete è l’ultima iniziativa di tali gruppi modenese e bolognese. La sottoponiamo al vostro giudizio oltre che a quello di chi tra qualche giorno voterà:

 
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