Tutti gli articoli di Dona

Arrivederci Rosae ciao

mafaldaCare amiche, cari amici,

questo blog non verrà più aggiornato: una presenza costante sul web è, purtroppo, al di sopra delle nostre forze. Abbiamo comunque deciso di non cancellare i contenuti già caricati perché “cancellare” è un verbo che non ci piace. Rimarremo su Facebook oppure su altre piattaforme, ciascuna a suo modo oppure insieme. Un abbraccio dalle Rosa Rosae (comunque femministe, ancora).

Lo spettacolo è maschio?

«La Risoluzione sull’Uguaglianza di Trattamento e Accesso per Uomini e Donne nelle Arti dello Spettacolo di Marzo 2009 del Parlamento Europeo è stata indirizzata a tutti i Governi e le Istituzioni europee, con l’invito di mettere in pratica le proposte ivi contenute, sottolineando che “la discriminazione contro le donne mantiene basso lo sviluppo del settore della cultura e lo priva di talenti e capacità… Il contatto costante con il pubblico è necessario per ottenere l’altrui riconoscimento.” La risoluzione afferma che “sebbene le ineguaglianze nelle prospettive di carriera e nelle opportunità tra uomini e donne nello spettacolo dal vivo siano molto presenti e persistenti… i meccanismi che producono tali ineguaglianze di genere dovrebbero essere seriamente presi in esame… (ed incoraggia) gli Stati Membri a produrre analisi comparative della situazione presente nell’ambito dello spettacolo dal vivo nei vari Stati dell’Unione, per redigere statistiche al fine di facilitare il progetto e la messa in atto di politiche comuni e assicurare che il progresso raggiunto possa essere paragonato e misurato”. »

Da non perdere l’articolo Che musica maestra! di Patricia Adkins Chiti, sull’ultimo numero di InGenere. È una buona notizia che qualcuno si occupi della questione, ma i risultati sono sconfortanti, persino nel mitico Nord Europa. Leggere per credere.

Un digestivo per l’8 marzo. Ovvero: sugli spettacoli a orologeria.

frauentag_2

Scriveva Lella Costa, nel delizioso Piccole donne crescono, contenuto nell’ormai introvabile In tournée: «va meglio, sempre meglio, ho molte soddisfazioni, sono più stimata, più considerata (e lo capisco da tanti segni: per esempio, non faccio più spettacoli solo l’8 marzo)».

Nel suo piccolo, ogni attrice o artista, anche misconosciuta o del tutto ignota, può capirla: sembra che per la “festa della donna”, improvvisamente, anche i più incalliti sessisti si sentano chiamati a dedicare al nostro genere un contentino, una giornatina, un ammicco. L’ipocrisia ottomarzolina è una vecchia e trita storia, io stessa mi chiedo se abbia senso tornarci sopra; però un po’ di prurito me lo dà, specialmente quest’anno.  Continua la lettura di Un digestivo per l’8 marzo. Ovvero: sugli spettacoli a orologeria.

Fiori che nascono, fiori che muoiono. Ovvero: non è giornata per gli eufemismi.

 

 

Prima premessa

Quando questo blog è nato, voleva essere il germogliare pubblico di un piccolo gruppo, le RosaRosae, appunto, che da qualche anno si chiamano orgogliosamente femministe – benché siano nate dagli anni Settanta in avanti – e come tali vogliono agire nel mondo.

Era forse un debutto prematuro, fortemente voluto da chi scrive, in un momento in cui il nostro collettivo era un po’ demotivato, sebbene ancora abbastanza costante. Non sono stata sola a far partire Rosarosaeblog.it, ma sento la responsabilità di aver tanto spinto questa uscita, e forse ho sbagliato. Non sarà stato come insistere per fare un figlio quando la coppia è in crisi?

e primo problema. 

Ormai è fatta. Anche ora credo di non essere sola, ma è davanti a me stessa prima che a chiunque altra che devo accettare la silenziosa agonia di questa esperienza. È evidente che non stiamo riuscendo a tenere vivo questo spazio, e tra noi non ne parliamo nemmeno perché non vogliamo incolparci a vicenda.

Non scrivo, dunque, per praticare un forse inutile massaggio cardiaco a una piattaforma più morta che viva – oggi non cerco eufemismi – ma perché questa nostra piccola esperienza mi pare emblematica; oppure, il che è contrario e insieme identico, banale, banalissima.

In questa esperienza io vedo riflessa una brutta abitudine: vi riconosco, cioè, il decorso un po’ triste di molte esperienze di donne. E va bene sparire – anzi, no, non va per niente bene, e poi dirò perché – ma sparire in silenzio mi pare intollerabile.

Continua la lettura di Fiori che nascono, fiori che muoiono. Ovvero: non è giornata per gli eufemismi.

In morte di Mariella Gramaglia e della sua intelligenza luminosa di Lidia Ravera

Rilanciamo questo articolo apparso ieri sull’Huffington post. 

http://www.huffingtonpost.it/lidia-ravera/in-morte-di-mariella-gram_b_5991766.html

Oggi si è spenta un’intelligenza luminosa. Riderebbe di questa frase, Mariella. Abbiamo vissuto abbastanza tutte e due per trovare inadeguato, retorico, superfluo ogni commento alla morte. L’unico opportuno essendo, infatti, il silenzio. Ma non un silenzio qualunque. Il silenzio che ti cade addosso quando sparisce il tuo interlocutore, la persona con cui amavi parlare.

È un silenzio cupo impotente definitivo. Non una punteggiatura, non un’interruzione, non una pausa. Un silenzio pesante e atroce e illimitato. Per questo abbiamo bisogno tutti di parlare quando muore una persona che abbiamo amato, che vorremmo continuare ad amare, e non sappiamo come. Come si continua ad amare quando tu ci sei ancora e l’altra non c’è più? Con il pensiero? Con il ricordo? Consolando i suoi figli? È per questo che ci si mette a parlare, superando il senso di superfluo e inadeguato.

Ci si riunisce e si parla.
Perché non si ha il coraggio di restare in silenzio.
Si loda la protagonista di una assenza, si evocano quadri recenti o antichi di vita vissuta insieme.
Proprio nel momento in cui si dovrebbe tacere si prova un’impellenza di parlare. Un’urgenza mai provata prima. Io non faccio eccezione.

Dopo aver pianto, dopo averla guardata, dopo aver abbracciato sua figlia, sento il bisogno di parlare di Mariella. Oggi si è spenta una persona luminosa.
E ho bisogno di dirlo e di ripeterlo.
Una persona luminosa. E generosa. Sì, generosa, perché Mariella prestava attenzione e intelligenza a tutti. Non c’era chiacchiera “femminile” che non contenesse un paio di pepite d’oro. Quel regalo immenso che è l’intelligenza degli altri.

Quel regalo che si trova, già freddo, nei libri, più caldo, più mobile, più raro, nelle conversazioni con le persone luminose.
Bene, Mariella la versava a piene mani la sua intelligenza, senza distinzioni di casta o appartenenza. Senza cascami ideologici, preconcetti, esclusioni.

Abbiamo parlato tanto da quando, nel lontano 1975, Giaime Pintor (morto anche lui, tanti anni fa, ancora giovane) ci presentò l’una all’altra.
Parlare ci metteva di buon umore. Qualunque cosa dicessimo, anche la più pessimista.
Parlava bene, Mariella, con quella voce ondeggiante e morbida.
Parlava con una precisione chirurgica e ti accorgevi che aveva capito quasi sempre qualcosa in più degli altri. E da subito, fin da quando era una bella ventenne vestita con allegra disattenzione e innamorata della politica.

Sì, innamorata della politica e capace di vederne le potenzialità nobili sempre, anche nei tempi più oscuri, senza mai allinearsi alle schiere dei denigratori, senza mai accettare alcuna forma di connivenza con i denigrati.
Per anni ha governato la città, Mariella, e io, di recente, ancora e fino all’ultimo, le ho chiesto aiuto, avendo accettato un incarico politico, dopo una vita da romanziera, le ho chiesto se aveva senso, se si poteva , se non era ormai tutto perduto… Mi ha risposto che sì, che qualche piccola buona cosa si può sempre fare, qualche piccola cosa concreta per migliorare anche di poco la qualità della vita dei cittadini.
Non si nascondeva mai dietro il pathos, Mariella, non recitava, non si metteva in scena, rifuggiva da ogni tentazione lirico estremista.
La ascoltavo con ammirazione.
Il coraggio della lucidità, quando non diventa distruttivo, è merce rara.

Abbiamo parlato di tutto, nel corso degli anni, io e Mariella.
E alla fine abbiamo parlato molto anche della morte.
Alla fine? No, non soltanto in prossimità della fine. Anche prima, perché la morte ha tallonato Mariella senza un momento di tregua per molto tempo.
Malattie, ancora malattie, operazioni.
E lei opponeva ad ogni nuovo insulto del destino una fermezza epica, una razionalità commovente.
Un realismo mai autoindulgente.
Guardava in faccia uno per uno tutti i suoi mostri.
I nostri mostri, perché, più vicini o più lontani, i mostri sono gli stessi per tutti. La vecchiaia, la malattia, la morte. La tua, quella della persona che ami.
Li guardava in faccia e provava ad addomesticarli con le parole, a cauterizzare le molte ferite della sua anima e del suo corpo con il ragionamento.
Pacata, anche quando era disperata.
Mai scomposta, mai arresa.

Mi mancherai terribilmente, Mariella.
Perciò sarò costretta a continuare a parlare di te.

Sosteniamo Be Free!

poster Be Free

BeFree cooperativa sociale contro tratta violenze discriminazioni, attiva da molti anni nel sostegno a donne vittime dei reati richiamati dalla denominazione sociale, ha lanciato la campagna #befreefromviolence, tesa a sensibilizzare la società civile e a fare foundraising.
Il foundraising serve a sostenere uno dei nostri servizi, SPORTELLODONNAH24, aperto 24 ore al giorno tutti i giorni dell’anno nel Pronto Soccorso dell’Ospedale San Camillo.
Il servizio accoglie le donne che ricorrono alle cure mediche per aver subito violenze fisiche – soprattutto dal partner o ex partner, e le aiuta a intraprendere un percorso di rifondazione della propria vita. Con oltre 3000 donne seguite dal 2009 a oggi, il sevizio rischia di chiudere, per mancanza di finanziamenti. 
Il clou della campagna #befreefromviolence è rappresentato da una esposizione di opere di 27 artisti internazionali che ce ne hanno fatto dono per dare il loro contributo al nostro lavoro, e per sostenere le nostre iniziative.

Le opere saranno esposte allo spazio FACTORY Pelanda di Roma Testaccio dal 2 all’ 9 ottobre. Abbiamo il patrocinio del Comune di Roma, ed il sindaco Marino interverrà alla conferenza stampa-vernissage. L’iniziativa si avvale di un grande profilo media, anche perchè è curata dalla importante agenzia di pubblicità Blue Hive (ex Ogilvy&Mather).

Il 9 ottobre (in orario preserale) le stesse opere andranno all’asta, con il sostegno tecnico della Casa Minerva

Si possono avere ulteriori informazioni sul sito www.befreecooperativa.org e sulla pagina FB, dove troverà anche l’evento.
https://www.facebook.com/events/1622532954640285/

Mamma, non mamma – 2

Qualche giorno fa abbiamo cominciato ad affrontare la questione della maternità, vista da una madre giovane, consapevole, precaria e femminista, con Tre domande facili e una difficile – poste da Irene Guadagnini. Ecco le risposte.

  1. Ma chi te l’ha fatto fare?

Ho sempre saputo che sarei voluta diventare madre. Ma ho sentito che volevo davvero diventarlo quando ho conosciuto Simone, quando me ne sono innamorata e ho sentito, capito che era lui la persona con la quale condividere e costruire la mia vita. Prima era un pensiero lontano, non reale, che si traduceva nel percepire nettamente che non era un vero e radicato desiderio che volevo realizzare. Non so se posso parlare di istinto materno – ci credo poco, penso che la vita di ogni donna, di ogni persona sia attraversata da diverse fasi, esigenze, desideri che mutano – penso, piuttosto, che mi ha sempre affascinato l’idea della potenza della maternità come straordinaria opportunità che solo le donne hanno, Continua la lettura di Mamma, non mamma – 2

Spagna: il governo ritira la riforma dell’aborto

Questa si che è una notizia: il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha annunciato ieri che la riforma della legge sull’aborto non si farà. Il ministro della giustizia Gallardon, autore di un progetto di legge che definire fascista e maschilista è un pallido eufemismo, ha annunciato le sue dimissioni.womenareeurope La notizia è di ieri ma me ne accorgo adesso. “Gravissimo”, mi dico. Io ero in viaggio, sicuramente ero distratta; eppure non ho mancato di aprire i giornali online e anche un cartaceo. Allora si vede che ero molto distratta – cose che succedono. Tuttavia, ho come il sospetto che se ne sia parlato poco, che ancora una volta queste siano considerate questioni da femministe (o “da femmine”, che è quasi peggio); e allora per una volta evviva facebook, che personalmente utilizzo e considero molto poco, dove molte amiche di womenareurope, che hanno guidato la mobilitazione per contrastare un progetto di legge che di fatto avrebbe cancellato femministe non mancano di segnalare la notizia.

Continua la lettura di Spagna: il governo ritira la riforma dell’aborto