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Un digestivo per l’8 marzo. Ovvero: sugli spettacoli a orologeria.

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Scriveva Lella Costa, nel delizioso Piccole donne crescono, contenuto nell’ormai introvabile In tournée: «va meglio, sempre meglio, ho molte soddisfazioni, sono più stimata, più considerata (e lo capisco da tanti segni: per esempio, non faccio più spettacoli solo l’8 marzo)».

Nel suo piccolo, ogni attrice o artista, anche misconosciuta o del tutto ignota, può capirla: sembra che per la “festa della donna”, improvvisamente, anche i più incalliti sessisti si sentano chiamati a dedicare al nostro genere un contentino, una giornatina, un ammicco. L’ipocrisia ottomarzolina è una vecchia e trita storia, io stessa mi chiedo se abbia senso tornarci sopra; però un po’ di prurito me lo dà, specialmente quest’anno.  Continua la lettura di Un digestivo per l’8 marzo. Ovvero: sugli spettacoli a orologeria.

Un 8 marzo al giorno

Care amiche, cari amici, sappiamo bene che in questo periodo si concentrano molti appuntamenti più o meno “dedicati alle donne”. Qualcuno magari ideato o condotto da donne, che già non è male. Ne abbiamo selezionati alcuni, da quelli a cui partecipa direttamente qualcuna di noi (e ci scuserete, ma se non siamo noi le prime a parlarne, chi dovrebbe farlo?), a quelli organizzati da amiche, amici o gruppi con cui abbiamo rapporti, ad altri che semplicemente ci incuriosiscono o ci sembrano interessanti. Una segnalazione al giorno, da qui all’8 marzo.

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Cominciamo dalla capitale: oggi alle 19.30 all’interno della rassegna Ritratti di donne che hanno fatto la storia, “101 donne che hanno fatto grande Roma”, lettura recitata di Paola Staccioli, autrice del libro omonimo. Presso la Casa delle Donne Lucha Y Siesta, via Lucio Sestio 10.

Fiori che nascono, fiori che muoiono. Ovvero: non è giornata per gli eufemismi.

 

 

Prima premessa

Quando questo blog è nato, voleva essere il germogliare pubblico di un piccolo gruppo, le RosaRosae, appunto, che da qualche anno si chiamano orgogliosamente femministe – benché siano nate dagli anni Settanta in avanti – e come tali vogliono agire nel mondo.

Era forse un debutto prematuro, fortemente voluto da chi scrive, in un momento in cui il nostro collettivo era un po’ demotivato, sebbene ancora abbastanza costante. Non sono stata sola a far partire Rosarosaeblog.it, ma sento la responsabilità di aver tanto spinto questa uscita, e forse ho sbagliato. Non sarà stato come insistere per fare un figlio quando la coppia è in crisi?

e primo problema. 

Ormai è fatta. Anche ora credo di non essere sola, ma è davanti a me stessa prima che a chiunque altra che devo accettare la silenziosa agonia di questa esperienza. È evidente che non stiamo riuscendo a tenere vivo questo spazio, e tra noi non ne parliamo nemmeno perché non vogliamo incolparci a vicenda.

Non scrivo, dunque, per praticare un forse inutile massaggio cardiaco a una piattaforma più morta che viva – oggi non cerco eufemismi – ma perché questa nostra piccola esperienza mi pare emblematica; oppure, il che è contrario e insieme identico, banale, banalissima.

In questa esperienza io vedo riflessa una brutta abitudine: vi riconosco, cioè, il decorso un po’ triste di molte esperienze di donne. E va bene sparire – anzi, no, non va per niente bene, e poi dirò perché – ma sparire in silenzio mi pare intollerabile.

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In morte di Mariella Gramaglia e della sua intelligenza luminosa di Lidia Ravera

Rilanciamo questo articolo apparso ieri sull’Huffington post. 

http://www.huffingtonpost.it/lidia-ravera/in-morte-di-mariella-gram_b_5991766.html

Oggi si è spenta un’intelligenza luminosa. Riderebbe di questa frase, Mariella. Abbiamo vissuto abbastanza tutte e due per trovare inadeguato, retorico, superfluo ogni commento alla morte. L’unico opportuno essendo, infatti, il silenzio. Ma non un silenzio qualunque. Il silenzio che ti cade addosso quando sparisce il tuo interlocutore, la persona con cui amavi parlare.

È un silenzio cupo impotente definitivo. Non una punteggiatura, non un’interruzione, non una pausa. Un silenzio pesante e atroce e illimitato. Per questo abbiamo bisogno tutti di parlare quando muore una persona che abbiamo amato, che vorremmo continuare ad amare, e non sappiamo come. Come si continua ad amare quando tu ci sei ancora e l’altra non c’è più? Con il pensiero? Con il ricordo? Consolando i suoi figli? È per questo che ci si mette a parlare, superando il senso di superfluo e inadeguato.

Ci si riunisce e si parla.
Perché non si ha il coraggio di restare in silenzio.
Si loda la protagonista di una assenza, si evocano quadri recenti o antichi di vita vissuta insieme.
Proprio nel momento in cui si dovrebbe tacere si prova un’impellenza di parlare. Un’urgenza mai provata prima. Io non faccio eccezione.

Dopo aver pianto, dopo averla guardata, dopo aver abbracciato sua figlia, sento il bisogno di parlare di Mariella. Oggi si è spenta una persona luminosa.
E ho bisogno di dirlo e di ripeterlo.
Una persona luminosa. E generosa. Sì, generosa, perché Mariella prestava attenzione e intelligenza a tutti. Non c’era chiacchiera “femminile” che non contenesse un paio di pepite d’oro. Quel regalo immenso che è l’intelligenza degli altri.

Quel regalo che si trova, già freddo, nei libri, più caldo, più mobile, più raro, nelle conversazioni con le persone luminose.
Bene, Mariella la versava a piene mani la sua intelligenza, senza distinzioni di casta o appartenenza. Senza cascami ideologici, preconcetti, esclusioni.

Abbiamo parlato tanto da quando, nel lontano 1975, Giaime Pintor (morto anche lui, tanti anni fa, ancora giovane) ci presentò l’una all’altra.
Parlare ci metteva di buon umore. Qualunque cosa dicessimo, anche la più pessimista.
Parlava bene, Mariella, con quella voce ondeggiante e morbida.
Parlava con una precisione chirurgica e ti accorgevi che aveva capito quasi sempre qualcosa in più degli altri. E da subito, fin da quando era una bella ventenne vestita con allegra disattenzione e innamorata della politica.

Sì, innamorata della politica e capace di vederne le potenzialità nobili sempre, anche nei tempi più oscuri, senza mai allinearsi alle schiere dei denigratori, senza mai accettare alcuna forma di connivenza con i denigrati.
Per anni ha governato la città, Mariella, e io, di recente, ancora e fino all’ultimo, le ho chiesto aiuto, avendo accettato un incarico politico, dopo una vita da romanziera, le ho chiesto se aveva senso, se si poteva , se non era ormai tutto perduto… Mi ha risposto che sì, che qualche piccola buona cosa si può sempre fare, qualche piccola cosa concreta per migliorare anche di poco la qualità della vita dei cittadini.
Non si nascondeva mai dietro il pathos, Mariella, non recitava, non si metteva in scena, rifuggiva da ogni tentazione lirico estremista.
La ascoltavo con ammirazione.
Il coraggio della lucidità, quando non diventa distruttivo, è merce rara.

Abbiamo parlato di tutto, nel corso degli anni, io e Mariella.
E alla fine abbiamo parlato molto anche della morte.
Alla fine? No, non soltanto in prossimità della fine. Anche prima, perché la morte ha tallonato Mariella senza un momento di tregua per molto tempo.
Malattie, ancora malattie, operazioni.
E lei opponeva ad ogni nuovo insulto del destino una fermezza epica, una razionalità commovente.
Un realismo mai autoindulgente.
Guardava in faccia uno per uno tutti i suoi mostri.
I nostri mostri, perché, più vicini o più lontani, i mostri sono gli stessi per tutti. La vecchiaia, la malattia, la morte. La tua, quella della persona che ami.
Li guardava in faccia e provava ad addomesticarli con le parole, a cauterizzare le molte ferite della sua anima e del suo corpo con il ragionamento.
Pacata, anche quando era disperata.
Mai scomposta, mai arresa.

Mi mancherai terribilmente, Mariella.
Perciò sarò costretta a continuare a parlare di te.

Care amiche, cari amici, siamo un gruppo di donne con un nome un po’ romantico, ma abbiamo propositi molto agguerriti. Il nostro gruppo, nato a Bologna ma con un piede in varie altre città, esiste da alcuni anni e ora vorrebbe prendere parola sul web. Siamo femministe, siamo giovani ma non giovanissime, abbiamo in comune interessi e competenze che spaziano soprattutto nel mondo della cultura, dell’informazione, della comunicazione. È in questi ambiti che agiamo maggiormente e probabilmente partiremo da qui a scrivere. Ma non è detto. Come vedete il sito è in lenta costruzione, ma ci lavoriamo un po’ tutti i giorni e speriamo di essere più “piantate” (la metafora botanica è sfuggita involontariamente, ma sta bene con il nostro nome) e più assidue. Saremo felici di scambiarci testi e collegamenti con le tante sorelle del web. Quindi se qualcuna vuole scriverci, utilizzando la modalità “commento” può già farlo. A presto!