IO DECIDO – si riparte il 9 settembre

Il Comitato IO DECIDO è nato a Bologna alcuni mesi fa per difendere l’autodeterminazione delle donne che scelgono di abortire.

da: www.femminismoruggente.it
da www. femminismoruggente.it

Se ne riparla
martedì 9 settembre, alle ore 21.00
alla Festa Provinciale de l’Unità di Bologna, presso lo stand 194 SPAZIO ALLE DONNE, con l’incontro
Salute, diritti sessuali e riproduttivi: non si torna indietro
con Luca Rizzo Nervo, Corrado Melega, Giovanni Fattorini, Katia Graziosi, Milena Schiavina, Silvia Chili
coordina Alice Lomonaco

Come è stato raccontato dagli articoli apparsi tra giugno e luglio su molti altri siti e blog e, per fortuna, anche da qualche quotidiano, il comitato è sorto dall’urgenza di contrastare i gruppi di preghiera Giovanni Paolo XXIII che da quindici anni intimidiscono le donne che arrivano alla maternità dell’Ospedale Sant’Orsola per effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza. L’estate è finita, gli antiabortisti sono stati al mare, ma non bisogna abbassare la guardia e di 194 bisogna continuare a parlare.

contropresidio

Come RosaRosae abbiamo aderito da subito al coordinamento, di cui abbiamo riportato il manifesto in un precedente articolo. Vale la pena ricordare che l’ultimo momento di riflessione comune prima dell’estate è stata l’assemblea dell’8 luglio, durante la quale Silvia Chili, ostetrica dell’Ospedale Sant’Orsola e tra le prime a sentire la necessità di creare una mobilitazione, ha letto un suo contributo. Questo testo è di una chiarezza straordinaria e consigliamo a tutte e a tutti di leggerlo con attenzione.

Dal 2003 frequento la clinica ostetrica prima come studentessa del corso di laurea in ostetricia e poi come dipendente dell’ospedale. Dal 2003, ogni martedì mattina di tirocinio prima e di  lavoro poi, scendendo dall’autobus passo davanti al piccolo gruppo degli adepti della Associazione Comunità Papa Giovanni XXXIII che, rosario alla mano e cartelloni dietro alle spalle, pregano per i bambini che “vengono uccisi” dagli “assassini di bambini” in questo ospedale, nell’ospedale dove lavoro anche io…e dopo qualche minuto so che potrei trovarmi davanti a una donna che deve affrontare un’interruzione di gravidanza e io, e forse anche lei, ho ancora quelle parole davanti agli occhi.

Quando questa pratica di  “preghiera” ha compiuto 15 anni, lo scorso maggio e gli adepti dell’associazione ce lo hanno ricordato con una vera e propria commemorazione proprio sotto le finestre della clinica ostetrica, ho pensato, insieme ad altre colleghe lavoratrici di questo ospedale, che forse era venuto il momento di far sapere alla cittadinanza che cosa significa la scelta di non obiettare e perche’ crediamo che l’esercizio dell’obiezione di coscienza stia diventando il meccanismo che erode dall’interno l’applicazione della legge 194 e quindi il diritto che essa sancisce, ed è proprio quello che brevemente vorrei spiegarvi ora.

L’ARTICOLO 9 DELLA LEGGE 194/78: “il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 e agli interventi per l’interruzione di gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza,con preventiva dichiarazione…..l’obiezione di coscienza esonera il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie dal compimento delle procedure e delle attività specificamente e necessariamente dirette a determinare l’interruzione di gravidanza  e non dall’assistenza antecedente e conseguente l’intervento.”
In base a quest’articolo la legge 194 ammette che gli operatori sanitari coinvolti nelle interruzioni volontarie di gravidanza possano sottrarsi alle mansioni che gli spetterebbero perché queste contravvengono alle loro convinzioni etiche, religiose o di qualsiasi altra natura.

Ma nella legge non esiste nessuna forma di limitazione all’esercizio di questo “diritto” , e così accade che la percentuale di obiettori sia in continuo aumento in tutta Italia e in alcune strutture si arrivi al 100% di obiettori determinando la chiusura del servizio contravvenendo allo stesso articolo 9 della legge. Accade che l’obiezione di coscienza si sia estesa impropriamente ad ambiti non compresi dalla legge: la prescrizione della pillola del giorno dopo, la certificazione di gravidanza preliminare all’interruzione volontaria di gravidanza, i metodi di contraccezione definitivi come la legatura delle tube, la procreazione medicalmente assistita e anche a professionisti non direttamente coinvolti nelle pratiche abortive come gli anestesisti o i farmacisti. Accade che le ragioni dell’obiezione diventino le più svariate: per gli obiettori è più facile seguire le orme dei primari e capi reparto o dedicarsi ad attività più interessanti e remunerative. Spesso l’obiezione di coscienza è un espediente per evitare la solitudine e a volte l’aperta ostilità dei colleghi obiettori.

In queste condizioni il lavoro del non obiettore è tre volte faticoso: lavora come tutti gli altri operatori sanitari nelle difficili condizioni di carenza di organico in cui versa da tempo la sanità, una parte sempre più ampia della sua attività professionale è dedicata alle interruzioni volontarie di gravidanza, a una pratica cioè scarsamente professionalizzante e stressante dal punto di vista psicologico senza nessuna particolare tutela, infine la sua scelta lo espone ad uno stigma strisciante e al costante confronto ideologico. L’applicazione della legge 194 dipende dunque dall’impegno di quei sempre meno numerosi professionisti che accettano quotidianamente questa battaglia, che è prima di tutto una battaglia di coscienza professionale. Non esiste infatti la contrapposizione antiabortisti-abortisti: se gli obiettori si appellano alle loro idee individuali giudicando più importante la salvaguardia della loro coscienza rispetto alle scelte individuali delle loro assistite, i non obiettori semplicemente sospendono il proprio giudizio personale anteponendo ad esso il diritto di scelta delle donne.

Eppure tutti loro hanno scelto liberamente la professione e il suo esercizio all’interno di una struttura pubblica in uno stato in cui una legge da più di 30 anni sancisce il diritto delle donne a interrompere volontariamente la gravidanza; l’articolo 9 rappresenta una contraddizione per cui si prevede la possibilità di richiedere una prestazione sanitaria e ai professionisti preposti di rifiutarsi e questo fenomeno,rimasto da tempo senza il controllo delle istituzioni e a causa dell’arretramento dei movimenti che avevano portato alla conquista di questo diritto, sta di fatto rendendo inapplicabile la legge. Per questo motivo diventa necessario chiederne l’abrogazione.

Proprio per rilanciare la lotta all’autodeterminazione e la libertà di scelta è nato ilCoordinamento Io Decido Bologna 2014. Con i contropresidi del martedì mattina  e questa assemblea vogliamo respingere le ingerenze della chiesa e dare piena legittimità a chi fa una scelta laica sia di vita che di professione con l’unico scopo di lasciare le donne libere di decidere.

 Il 9 parlerà anche lei, anche per questo non mancheremo.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *