? SPAZIO APERTO ALL‘UMORISMO - Graziella Poluzzi

Risma-risme d‘AFORISMI



DECALOGO di una donna liberata

1) Ricordati sempre che: una casalinga meno fa, più è apprezzata per il lavoro svolto.

2) La scopa è bella ...solo per i voli di Maga Maghella.

3) Sempre sia lodata la moda "strappetto cencioso"

4) Onora le ragnatele: sono opere d‘arte di tessitrici ignote.

5) Il ferro da stiro è un utensile molto pericoloso: ci si può bruciare e l‘ago, benché piccolo, è un orrido strumento di tortura. Meglio evitarli, se non sei masochista.

6) Ricordati di frequentare qualche sabba di tanto in tanto, per non perdere i contatti indispensabili.

7) Scompari di scena per qualche giorno, almeno una volta all‘anno, per far notare la tua utilità. Saranno tutti assai lieti di rivederti, quando ti deciderai a ritornare.

8) Vietato lavare i piatti l‘otto marzo. E‘ il giorno adatto per fracassarli tutti.

9) Più che la casa, occorre tenere in buon ordine la propria casella...di posta elettronica.

10) Donna moderna oggi, adeguata ai tempi correnti: virtù forse non tante sul "morale", però sa essere ..."virtuale" .

Graziella Poluzzi


LUI VISTO DA LEI

L‘UOMO è come PETER PAN: non vuole crescere mai.

C‘ è una cosa che all‘uomo fa paura più della morte: mettersi in discussione.

Nessuno ha mai rinunciato volontariamente ai propri privilegi: perché dovrebbe l‘uomo?.

Molti uomini credono di avere una donna ideale, ma pochi sanno che"una bambola di gomma.

La maggior parte degli uomini non vede nella moglie una persona, ma una serie di servizi a domicilio.

Gli uomini sessualmente dovrebbero imparare dagli animali: essere disponibili all‘accoppiamento solo quando la femmina è in calore.

Sapete perché gli uomini proclamano la donna regina della casa? Per non trovarsela tra i piedi fuori.

L‘uomo promette fedeltà con la testa, tradisce con la pancia (o giù di lì).

Il marito peggiore è quello che si aspetta che la moglie gli mantenga i vizi che gli ha dato la madre.

Nell‘uomo l‘unico chiaro sintomo di andropausa è un‘irresistibile attrazione per le ventenni.

Gli uomini vogliono fortemente qualcosa che le donne hanno; per questo dalla notte dei tempi hanno fatto di tutto per impadronirsene.

Anna Zoli


Occhiali bifocali vantaggio dell‘età due visuali in una Per vedere in due modi la realtà

Recita il detto:"Chi dice donna dice danno:"
E‘ perfetto solo in quanto "le donne danno e poi danno e ancora danno."

Anna Zoli


IN FAMIGLIA E FUORI

Numero due, la coppia: non è tutto pari quel che luce.

Il matrimonio è un tegame con due uova affogate, pensava e mangiava le uova testé cucinate.

Va dove ti porta il cuore, ma stai attento ai precipizi e alle sabbie mobili.

Parità uomo-donna? Il diritto c‘è o c‘è soltanto il (mal)rovescio?

Se il figlio savio che si innamora, mi diventa cretino, c‘è speranza che il figlio sciocchino, ad un eventuale innamoramento, rinsavisca miracolosamente?

Secondo il misogino: il cane è il miglior amico dell‘uomo e la vipera è la migliore amica della donna.

La morale dell‘uomo sulla pelle delle donne, si chiama misoginia.

Graziella Poluzzi


Il vantaggio di essere sempre con la testa fra le nuvole"di non vedere le cacche che si pestano cammin facendo.

Fate in modo di dire una cosa intelligente e cinque sciocche o, altrimenti, passerete per persona terribilmente noiosa.

Maria Grazia Ferro


Se ti senti a terra vuol dire che non stai ancora sottoterra.

Isabella Giomi


Pensieri di filosofia personali, tratti dal Diario, per la serie "Oggi ho imparato" .

Ho scoperto che un Africano ricco non è un Negro.
Non capisco questa storia della pena di morte......perché se i buoni uccidono tutti i cattivi....dopo quelli che restano sono buoni o cattivi? Meritano di vivere o morire?
Sto cavolo che in primavera gli amori sbocciano! Con davanti la bella stagione, il mare, la discoteca e quant‘altro, le coppie scoppiano, e via che si mescolano di nuovo le carte. Chi lascia si diverte, chi viene lasciato crepa. In autunno chi ha la sciato si pente, chi"stato lasciato si"ripreso, ed"in questa stagione quando le foglie appassiscono e cadono che si riuniscono i cuori e nascono i nuovi amori. D‘altronde non è bello entrare soli nel letargo dell‘inverno.
I bambini hanno il diritto di fare i capricci. Gli adulti il dovere di sopravvivere.
Gli uomini vanitosi, che hanno occhi solo per sé sono facili da cornificare.
Da giovani si crede di saperlo, ma in realt à si"lontani dall‘immaginare quanto questa condizione, comporti all‘uomo uno stato di bellezza totale, suprema. Solo dopo, quando il tempo"passato, cogliamo nei sorrisi di chi ha quell‘et à che non ci appartiene, il sapore di ciò che eravamo. E ci innamoriamo della nostra nostalgia.

Daniela Riberto


"I VIP"..... di Graziella Poluzzi

Berlusconi = l‘anomalia di troppo.

PAPA Ratzinger: la spina nel fianco dell‘utero delle donne italiane.

Sgarbi: "Un uomo, detto cavillo."

Gad Lerner: "Occhio di Tenebra."

Alessandro Bergonzoni: "Il Torrente sempre in piena."

Platinette e Mauro: un duo in una.

EVA ROBIN‘S:"La Principessa col PISELLO."


(Si ringrazia Eva ROBIN‘S, per la fotografia gentilmente concessa.)


RACCONTI

ALLO SPECCHIO (monologo tragicomico) di Graziella Poluzzi

Che faccia che ho! Oggi lo specchio non è gratificante. E‘ quasi insolente.
Con una faccia così: basteranno cinque chili di crema di bellezza a nascondere cotanta bruttezza? Più due chili di cipria ed uno di ombretto, conservanti ed additivi vari ed una nuvola di spray deodoranti, a coprire, a seppellire. . . prima di uscire.
E‘ meglio che stia in casa.
Guarda che brutta lingua, una linguaccia! La gola poi, è rossa di vergogna, poverina, ma non è il caso di vergognarsi. . . E i capelli: unti e maleodoranti.
Pure le gengive stanno sul dolente, per farmi compagnia. Oggi non ho niente di buono, di passabile; no, mi dimenticavo: salvo l‘utero, come mi ha detto ieri il ginecologo: "Signora, lei ha un utero bellissimo!"
Che fortuna! E‘ il colmo! Ho un utero bellissimo e nessuno può vederlo, a parte il ginecologo. Fosse stato un bel nasino all‘insù, altro che l‘utero.
Se sei bella dentro, anziché un album di fotografie ti è più adatto un album di radiografie da mostrare agli amici; chissà se le apprezzeranno. . . Che faccio con una faccia così? Faccio cosa?
Specchio-spé, dimmi qualcosa. Un fumento forse? ... Per depurare la pelle, per depurare la mente, anche quella ne ha bisogno; per la voce, per la gola.
L‘acqua purifica. Dovrei berne due litri al giorno, ogni tanto ci provo a cacciare giù qualche bicchiere, ma se non hai sete, è una gran fatica, un po‘ come il latte, provalo caldo, provalo freddo, ma è una tristezza, così pallido, bianco, due dita giusto perché il latte mi fa bene, mi viene quasi la nausea, come lo yogurth naturale, tutto bianco, solo bianco, un bianco ospedaliero, un monocolore totale, vedo tanta neve a fiocchi, il circolo polare in un vasetto. Che gelo! Lo sente anche lo specchio. Già l‘odore non so come definirlo, mi pare un po‘ inquietante.
Quel suo profumino ambiguo e un po‘ animalesco agita il mio stomaco, che di prima mattina è delicato e sospettoso. Passiamo ad altro.
Bere fa bene, così ci raccontano, fa diventare più belle, sarà, ma comunque, se non lo sei già di tuo, è meglio che non ti fai troppe illusioni.
Fossi almeno simpatica. . . Qui c‘ è da piangere, qui casca l‘asino, anzi l‘asina, che sono io, perché io ci provo, sì, a far la simpatica, ma mi costa uno sforzo incredibile e i risultati non li vedo mai, risultati: zero. Ovvio: se non lo sei, mi sta dicendo l‘amico Fritz, il mio specchio-spé. Mah! Sorvoliamo... è senz‘altro difficile gestire le risorse che non ci sono? Ci sono o non ci sono? In un giorno così è senz‘altro meglio non porsi tante domande, anzi nessuna proprio, ancora zero.

"Ella s‘en va / sentendosi laudare"
"...dolci acque / ove le bella membra pose / colei che sola a me par donna/ gentil ramo, ecc..."

L‘amor cortese. Ai tempi delle favole. La poesia che ti fa compagnia, ti consola gentile nell‘avversità. E le favole del passato remoto... Adesso se non ti rifai dal chirurgo, ti possono anche dire:"Chi è causa del suo mal, pianga se stesso." Non ti puoi nemmeno lamentare più di tanto. Anche essere "piagnona" è diventata una vergogna. Caro specchio che resti fra di noi, come non detto.
Caro?! Voce dal sen sfuggita, non so bene perché.

"Quando beltà splendea/ negli occhi tuoi/ ridenti e fuggitivi."

La seduzione di uno sguardo.
Vediamola allo specchio la capacità di seduzione, sentiamo cosa mi risponde di riflesso. Niente. Il mio specchio tace. Un silenzio agghiacciante.
Potrei anche comperarmi un bel paio di lunghe ciglia finte da sbatacchiare, non le ho mai usate, non mi sono mai impegnata a fondo sul tema, si può fare di più, ma non so se ne ho voglia.
E se rovescio le palpebre inferiori, vedo che sono pure anemica. Stasera zuppa di lenticchie. Così almeno ho risolto il menù quotidiano.

"Bello era e biondo e di gentile aspetto."

Bello come la statua del Guidarello dal pallido languore.
Gli dedicherò un‘ode: il grande, noto fascino di quel marmo museale in quel di Ravenna, così steso... in senso orizzontale, però è un senso che fa senso. Fosse almeno un non-senso; invece no. Brutto segno se mi attira il macabro. Sono in picchiata. Debbo proprio risollevarmi. E volare alto.
Non mi resta che rifugiarmi nella bellezza della Poesia, che mi riesce pure bene. Ma perché mi è venuto in mente il Guidarello, che è bello, tanto, tanto bello, ma un tantino gelido, così composto, a morto. Anzi più che un tantino: è troppo gelido, peggio dello yogurth.
E‘ meglio che cerchi un‘altra ispirazione. Il discobolo di Mirone, ad esempio, non sono una sportiva, ma è una statua che merita. E poi qualche passeggiatina, la faccio pure io.

"Chi mai ti fé sì bello?/ Il lavoro, fratello."

Bravo lui, il Pascoli col suo aratro, io invece col PC, il mio personal computer, a sera ho gli occhi strabici e arrossati.
Ma sono brutta perché sono depressa o sono depressa perché sono brutta? Mi sto un po‘ ingolfando mentalmente e mi gira anche la testa...
Che faccio con questa faccia un po‘ così?
Se avessi uno psicofarmaco, mah! Comunque non ce l‘ho.

‘Faccia pure, faccia lei.‘ Ecco, mi è sembrata di sentire una voce riflessa. Una voce poco fa. Era l‘eco. L‘oracolo ha risposto?!

Uno psicofarmaco per essere abbacchiata ed intontita con pillola o sto così angosciata al naturale? Non so proprio cosa consigliarmi.
Soluzione in conclusione: bene, adesso esco senza creme, senza cipria, senza niente, senza pillole, senza... senso di colpa, ecco quello che mi rode stupidamente: il senso di colpa! E di ché? Non ho proprio nulla di cui vergognarmi.
Specchio, specchio delle mie ipnosi, per ora ti giro sul retro ed anche ti copro. Adesso mi autoipnotizzo e porto a spasso la faccia che ho. Farsi la faccia, faccia da facere: faccio-faccia, la faccia ciascuno se la costruisce giorno per giorno, non so bene come, però ...vorrei tanto crederci.
Voglio essere libera di non essere bella, di essere come sono, rivendico il diritto di avere il muso, di avere la luna, di avere i nervi, di essere grassa, di essere magra, invalida, di essere vecchia; ché ci vuole? Basta autoipnotizzarsi: li-be-ra-mente è la parola chiave, li-be-ra-mente. Essere bella dentro. Il lifting dei pensieri. Sorridere è un po‘ eccessivo, però ... in fondo, in fondo, non sono mica un mostro! Come dicevano ieri alla radio? Consigli per risollevarsi: un respiro pro-fon-do e poi si battono le mani, ciac! Facciamone tre. Ree-spii-roo e uno e due e ciac-ciac. In effetti mi sento già meglio. Ancora: uno, due, ciac-ciac; anzi: unò, dué, ciac-ciac; unò, dué ciac.
E cik e ciak e cik e cik e cik e ciok. Ciok-ciok.
Mi vengono in mente le nacchere: olé. Sì, mi sento un po‘ risollevata.
E uno e due e cik e ciak. E uno e due e tre. E uno e due, olé E cik e ciak e cik e cik e cik e ciok. Ciak-ciak, ciok-ciok.


FINE SETTIMANA (racconto umoristico) di Graziella Poluzzi

Era un sabato grigio ed assonnato. Una mosca vagava nell‘aria pigra e senza meta, finché si posó sul volto di Glauca e la sveglió. Glauca si alzó con propositi assassini e brandí un lenzuolo per darle la caccia.
Glauca, chi era costei? Una ragazza piena di fantasia, immersa in un nubilato sereno, mitigato dalla compagnia di un grosso cane di nome Bismark, un mastino dall‘aspetto feroce con le orecchie appuntite, che a volte servivano anche come porta-appunti.
Prima colazione con uno yogurt per lei e chili due di carne macinata per il cane. Uscirono diretti verso il parco. Bismark passó in rassegna tutti i platani del viale per le consuete necessità fisiologiche. Annusó poi incuriosito una graziosa merdaccia a cono di gelato, anzi piú esattamente a chiocciola arabescata in stile arabo-normanno, sembrava apprezzarne il valore artistico: era rude, ma aveva una sua sensibilità.
Incontrarono un pittore calvo all‘opera davanti ad uno specchio: sapeva dipingersi sul cranio delle splendide parrucche a tempera. Ella trasalí e poi sorrise garbatamente e passó oltre.
Arrivó a casa di un‘amica alquanto intellettuale, che leggeva di tutto, perfino la mano, i ching ed i fondi di caffè .
Aveva scritto un trattato di botanica sui fiori e le farfalle e lo aveva intitolato: "Come diventare orgasmiche". Era andato a ruba.
Era un tipo raffinato come il petrolio, anche se lo scarico del suo lavello non digeriva l‘odore di cipolla e lo eruttava inesorabilmente.
"Finisco di truccarmi. Anche l‘occhio vuole la sua parte."
- disse, mettendosi l‘ombretto sulle palpebre. "Allora che si fa?"
"Potremmo andare per vernici a vedere una mostra di non-quadri d‘avanguardia."
"Noo! E se andassimo... per miracoli? Ho qui un articolo fresco, fresco di giornale e di giornata, un paesotto qua vicino a portata di macchina, ottimo per un week-end, guarda un po‘ che foto esoteriche, eh?"
"Oh! Bismark sta annusando, pare senta odore di incenso, di viole e santità; bene, mi sento già molto piú buona."
"Miracolo!" - pensó Glauca, ma evitó di dirlo.
"E poi, c‘è pure una festa di paese: il ‘suzezza day‘."
"Oh! Stupendo: sacro e profano."
Un raggio di sole spuntó sul terrazzo e la piccola pianta succulenta globosa atrofizzata da anni, vista con un po‘ di fantasia e con una buona lente d‘ingrandimento, poteva sembrare un grande cactus in un deserto messicano.
Partirono in allegria, ma il sereno non doveva durare a lungo ed alle prime piogge torride ritornarono velocemente in città.
Finirono la serata in un locale di periferia, spettatrici di un tragico varietà: le ballerine non piú giovanissime scricchiolavano spaventosamente sinistre, il comico fu fischiato senza pietà, tanto che pianse a lungo, allagando il palcoscenico di legno, molti coristi caddero imprecando ed uno di essi rimase a bocca aperta con mandibole bloccate.
Per fortuna c‘era un abile idraulico in sala e riuscì a riassestarlo fra gli applausi del pubblico, richieste di bis e d‘indirizzo. Subito circondato dalle ammiratrici, stava per essere dilaniato, quando intervenne Bismark a salvarlo e le nostre ragazze lo rimorchiarono con simpatia.
E così quel sabato grigio, a tratti nero, regaló un finale a sorpresa effervescente e meritevole di entrare nella teca dei ricordi.


"LUI" di Anna Santoro

Lo guardo poco, questo"vero. Lo ascolto poco. Anche questo"vero. Il fatto"che mi deprime. Non sempre. Tante volte mi piace, anzi, il più delle volte mi piace.
Quando sono di buon umore e lui"forte e pieno di energia, allora mi piace e lo guardo soddisfatta. Ormai lo conosco, mi sono abituata a lui e lui"sempre lì pronto a fare quello che io desidero: voglio andare lì! Va bene. Voglio fare questo! Va bene.
Qualcuna me lo invidia. Dice: beata te, stai proprio bene. Io sorrido compiaciuta, annuendo, e penso: sapessero... Il fatto"che quando ho da fare, il che"superfrequente anzi"sempre, da fare cose che non posso assolutamente rimandare, quando mi faccio forza per resistere e andare avanti e non badare a niente altro, ecco, in questi casi, lui mi deprime.
Perché si lamenta, si irrigidisce, mi lancia segnali di pericolo, commenta acido e troppo saggio tutto ciò che faccio, si offende, si fa venire mille mali, assume subito un aspetto sciupato, stanco, teso, diventa brutto, inguardabile, insopportabile.
Sì, insopportabile... sebbene, in fondo in fondo, io lo capisca. Faccio finta di non ascoltarlo, proprio perché so che ha ragione, ma so anche che non posso dargliela, questa ragione. Allora gli dico, ancora gentile: Dai, non fare così,"ancora per poco, finisco questo libro, questo saggio, questo Convegno, la stesura delle lezioni per questo Seminario, questa organizzazione per la difesa dei diritti civili, questa maratoneta per i cani abbandonati, questa manifestazione... e intanto penso che devo anche ricordarmi di chiamare la mia amica, che sta male perché non sa come riempire il tempo, visto che il marito se ne va in giro, il mascalzone, la tradisce, certo che la tradisce e lei mai, mai che abbia pensato a rendergli pan per focaccia... in quanto a lasciarlo poi, sei pazza!
e a trovarsi cose da fare? non se ne parla proprio, appunto perché"triste, sola, abbandonata e almeno tu chiamami, dice, fammi sentire che qualcuno mi vuole bene, mi protegge, mi assiste, mi comprende... e insomma devo fare questo e poi quest‘altro e quest‘altro ancora e... Non ne posso fare a meno, ti dico, ma ti giuro, gli dico, non lo farò più, ti giuro, ma tu non fare così proprio ora, non piantarmi in asso, non mi farò più incastrare in ritmi di tempo che non sono i miei, credimi, che poi quali siano i miei qualcuno me lo dica, no, non tu, tu lo so come la pensi, ma ti giuro, non mi farò affascinare da proposte di lavoro, da un Progetto meraviglioso, da un invito importantissimo se non quando avrò tempo e sarò serena e potrò pigramente dire, sì, mi piace, ci sto, ma ho bisogno di tre mesi, di un anno, di cinque anni...
farò così, lo giuro, ma ora, capiscimi, sostienimi, devo devo farcela... tu da che parti stai? Sì, lo so, ti preoccupi, lo fai per me, ci tieni a me, lo so, e anche io ci tengo a te, lo sai, tu però non capisci. Ora, per esempio, ho anche la grande pulizia pasquale della casa, mettere via gli abiti pesanti e tirar fuori camicette, jeans, tailleurs freschi freschi, insomma tutte le cosine estive, carine, carine, ma da lavare, stirare, mettere in ordine e c‘" il riordino dei libri che, non so come facciano, si muovono da soli dal loro posto e io perdo la testa a cercarli nel casino generale e allora devo devo rimetterli in ordine e facendolo, ovvio, li tiro via dagli scaffali e vedo la polvere, dio come la odio, allora pulisco e nel farlo mi fermo a leggere una pagina di quel romanzo tanto amato e che da tempo non rileggo, non ci pensavo più e così mi accendo una sigaretta, per un poco volo tra le parole e poi il telefono e quando torno non ricordo più cosa stessi facendo, guardo il casino, guardo l‘orologio, presto,"tardi, mettere in ordine, altrimenti non ci capisco più nulla, come per le carte, che anche loro non so come facciano, si scambiano di posto, si confondono, si moltiplicano e io penso a quei poveri boschi decimati per cosa? anche per me, anche per il mio disordine e allora mentre sui fornelli bruciano i piselli la pasta"ormai scotta e non ho la ricotta, decido di tirarle tutte fuori, le carte di questa grafomane che sono, di rivedere l‘archiviazione e facendolo escogito sistemi sempre più sofisticati di cui tra pochissimo tempo non avrò più memoria e mi ritroverò nel casino e non so a chi chiedere una mano, un consiglio, un aiuto perché anche il computer uso male o lo sottouso perché, anche lì, decine di copie di file con nomi diversi, per non perdere nulla delle cose straordinarie che scrivo e allora ogni correzione va fatta ma salvando quello che c‘era prima e bisogna escogitare nomi strani o numerare i file e poi devo riaprirli e perdo la testa a confrontarli...ma qual"la differenza???????
E in tutto questo mio fare e mio spiegare e mio giustificare e mio prendere tempo e cercare di rabbonirlo, lui mi fa il muso. Tosto. Si chiude permaloso, soffre, mi fa soffrire, non solo non mi sostiene, mi attacca, mi indebolisce, mi mette in crisi, mi sta addosso pesante, mi pesa sulle spalle, mi schiaccia, non mi fa dormire, mi tiene sveglia e dice che sono io, dice che"colpa mia se non riesco a prendere sonno, perché sono troppo eccitata o troppo preoccupata, troppo tesa, troppo nervosa.
Io lo guardo per una rispostaccia e lo vedo proprio orribile, debole, vecchio, allora mi irrigidisco anche io, affermo con superiorit à che non mi darò per vinta, che posso farcela...
se solo mi dà una mano. Eh già, perché io ho bisogno di lui, mi" indispensabile, devo poter contare su di lui.
A sera, tardi, quando finalmente vorrei che si stendesse, calmo, sereno, forte, che mi desse sicurezza, proprio la sera, la notte, mi fa impazzire, perché continua a segnalare, ad avvertire, ammonire, mettermi in guardia: tiri troppo la corda, chiedi troppo dalle tue forze, ormai non sei più una giovincella, prenditi una vacanza, al sole, nel mare, nuotare, buon cibo, riposo, leggere, dormire, camminare sulla spiaggia, chiacchierare di cose cretine, non pensare al Cavaliere e alla sua corte scorticata, non fare progetti, piani, non rimuginare, non soffrire...
Io rispondo lo so lo so, proprio come diciamo tutti noi a Napoli. Lo so, lo so, diciamo lo so a qualunque cosa, perché"vero, sappiamo tutto, siamo filosofi, siamo antichi, e specialmente noi donne, sappiamo tutto, abbiamo occhi e testa e cuore così grandi che...
No, non mi distraggo. Sono qui, dammi tempo. E lui: no! E io: voglio almeno... E lui: no! Solamente... No!
E‘ inutile, si mette di impegno a rovinarmi tutto. Così, sul più bello, quando credo di avercela fatta e basta ancora un piccolo sforzo, lui, trac... mi abbandona, cede, mi punisce e io mi ritrovo bloccata da un colpo della strega, o da una febbre da 39 in su, o da herpes, eczemi vari, pruriti, mal di gola, di pancia, di schiena, di polsi, di gambe, di testa... e lui, il mio corpo, benché sofferente, anzi proprio per questo, finalmente se la gode: te l‘avevo detto.




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