Un universo improbabile di poesia e fiaba.
Con ironia tra le insidie di una emancipazione in un societÀ globale.
Di Luca Benassi tratto da NOI DONNE del Gennaio 2007


Graziella Poluzzi produce poesie, aforismi, epitaffi, battute, testi di teatro comico e cabaret. Vive a Bologna. Dal 1995 al 2003 ha ideato e prodotto una fanzine d‘umorismo nero, Macabrina, con vari autori e vignettisti, collaborando al mensile "L‘Informatore" della Feniof (Associazione Nazionale Pompe Funebri). è una componente del "Gruppo 98", che si ritrova presso la libreria delle donne di Bologna.
Cura lo spazio aperto all‘ironia femminile sul sito internet www.women.it/umorismo.
Compare in varie antologie, fra cui: "L‘amore e l‘umore" (Torino Pink Humor, Caus-Glenant, 1993), "Siamo senza parole" (L. Tufani Editrice, 1997), "Così ridiamo" (L. Tufani Editrice, 1997), "Ragazze non fate versi" (Zone editrice, 1999), "Pink Ink" (Zone editrice, 2003), "L‘albero degli aforismi" (Lietocolle, 2004), e "Nuove declinazioni" (antologia di tredici aforisti, Edizioni Joker, 2005). Ha pubblicato la raccolta poetica "Poesie fiabesche con Principi improbabili e Cenerentole rivisitate" (Edizioni Joker, 2006).
Questa raccolta coniuga in un felice connubio l‘universo della fiaba, con il suo mondo linguistico semplice ma carico di significato e veritÀ, con una poesia di denuncia della condizione della donna contemporanea, costretta a muoversi tra le insidie di una emancipazione in un societÀ globale, competitiva e priva di valori e il rischio continuo dell‘imposizione della condizione arcaica di sottomissione e sudditanza, soffocata dal peso della famiglia e del lavoro domestico.
Lo strumento d‘indagine della nostra poetessa è l‘ironia; un‘ironia graffiante, sarcastica, dissacrante, spesso tagliente come una lama, tesa a cercare la veritÀ e a spingere al confronto. Scrive Graziella Poluzzi nella nota introduttiva al testo: "penso che la leggerezza dell‘ironia renda piacevoli le poesie anche ai maschi che amano confrontarsi"; e non c‘è dubbio che la tensione al confronto sia forte in questi testi, richiamando un‘epoca passata dove diritti e libertÀ della donna ancora non esistevano e puntando l‘attenzione su un‘epoca presente dove il disinteresse generazionale verso certe problematiche rischia pericolosi reflussi e ritorni al passato.
La poetessa ci accompagna, con il sorriso sulle labbra, in un mondo di zucche, orchi, fate, specchi; un universo di magia e sogno, ma anche profonde riflessioni, incubi e paure, dove Cenerentola ha a che fare con un principe feticista e Biancaneve si trova a vedersi negata dalle barbe lunghe dei Nani un misero stipendio dopo anni di servizio.
Rimane nel cuore di chi legge il senso di un‘epoca passata di lotte, il femminismo degli anni ‘70, vissuto con un pizzico di nostalgia dalla nostra poetessa ma con la consapevolezza dei risultati, delle libertÀ conquistate, del tessuto politico e sociale modificato da questa "rivoluzione incruenta".
In questo senso poesie fiabesche vuole essere un libro di ringraziamento e testimonianza, un testo prezioso, da leggere e rileggere ridendo ma con un senso di profondo rispetto verso chi si sforza di farci ricordare il caro prezzo della libertÀ.

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