Franca Chiaromonte

è nata a Napoli e vive a Roma. Laureata in Filosofia del linguaggio, di mestiere è giornalista.
Fa politica da quando ha l'età della ragione, forse anche da prima, essendo cresciuta in una famiglia fortemente politicizzata. Suo padre, Gerardo, era un dirigente politico. Sua madre, Bice, fa politica da sempre, se pure non di professione.
La politica imparata in casa è quella dell'impegno in prima persona per qualcosa che trascende i singoli, le singole; quella rispetto alla quale non c'è orario né vacanza che tengano
La politica imparata a casa è una gran cosa. Appassionante perché scelta di vita. . Ma le manca qualcosa: la possibilità di dare senso, valore, significato all'esperienza femminile nel suo essere radicalmente differente da quella maschile. A questa domanda, radicata nell'essere/avere un corpo di donna, comincia a dare risposta un'altra politica. Una politica che esiste grazie a quella domanda; grazie alla necessità di dare un senso libero all'essere donna.
Siamo negli anni 70. Chiaromonte partecipa a diversi collettivi femministi, mentre anche nel suo partito, il Pci diventa evidente l'esistenza di un conflitto che attraversa, come si diceva, anche quello di classe: il conflitto tra i sessi. Donne e politica, la rivista delle donne comuniste alla quale Franca collabora, comincia a registrare e a dare conto di un femminismo non solo esterno, ma anche interno al Pci: sono gli anni della cosiddetta <doppia militanza>. E dello scontro sull'aborto e sull'autodeterminazione femminile: uno scontro che, nel Pci, fu vinto dalle donne.
Negli anni 80, dopo aver partecipato alla redazione del mensile Orsaminore, lavora al settimanale del Pci, Rinascita, che diventa una delle sedi del dibattito, dell'incontro, dello scontro tra le categorie e la politica delle sinistra e quelle del pensiero della differenza sessuale. Sulla rivista, per esempio, tiene una rubrica la filosofa della differenza Luce Irigaray.
Nel 1986 scoppia la centrale nucleare di Cernobyl. In televisione, gli scienziati discutono tra loro del nucleare e le donne vengono intervistate davanti ai negozi: <signora, ha paura a comprare l'insalata?>. Una situazione insopportabile: il Centro culturale Virginia Woolf di Roma promuove una manifestazione al cui centro sta l'esigenza di un <patto tra donne>. La responsabile femminile del Pci, Livia Turco, aderisce. Comincia uno scambio intenso che porterà alla stesura di una <Carta itinerante> il cui titolo <Dalle donne la forza delle donne> sembra fare propria la teoria del femminismo della differenza secondo cui non c'è forza, autorevolezza femminile fuori dalla relazione tra donne. Franca è tra le promotrici di questo incontro, non solo per la sua relazione con Livia Turco, ma anche per la sua collocazione: nel partito, ma anche, soprattutto, in relazione con donne della politica della differenza, dal Virginia Woolf, nel quale lavora tuttora, alla Libreria delle donne di Milano.
Nel 1989, comincia un'altra storia. Cambia il mondo. E comincia, nel Pci, quel travagliato processo che darà vita, nel 1991, al Pds e a Rifondazione Comunista. Nasce il gruppo <La nostra libertà è solo nelle nostre mani>, che parteciperà al congresso della svolta con una propria mozione che, pur esprimendo contrarietà alla svolta, segnala l'impossibilità, per quelle donne (tra cui Franca) che danno vita al gruppo, di stare al metodo adottato - un referendum tra i favorevoli e i contrari alla proposta del segretario Achille Occhetto - dall'una e dall'altra parte. Il <congresso delle donne> e gli eventi che lo hanno preceduto - dalla <Carta>, allo scontro sulle quote di presenza femminile nei partiti e nelle istituzioni, a quello sul cosiddetto <riequilibrio della rappresentanza> - sono raccontati ne Il taglio (Datanews, 1992) di Franca Chiaromonte e Letizia Paolozzi.
Insomma, è difficile distinguere tra vita privata e vita politica. Non perché gli affetti, gli amori, le passioni che la legano alle/ai viventi - umani e non umani: il meraviglioso Puck la segue quasi dappertutto e il 'quasi' è dovuto solo al fatto che in alcuni luoghi (le istituzioni, per esempio) è vietato l'ingresso ai cani - non siano importanti, ma perché la politica ha senso se e solo se riesce a dare e a prendere senso dalla vita. Vita personale, vita sociale, vita delle relazioni. Era questo il senso dell'appello <La prima parola e l'ultima>, promosso, nel 1995, dal Virginia Woolf B e sottoscritto da più di 40mila donne.
Oggi, dopo essere stata parlamentare, Franca è in aspettativa dal suo giornale, <L'Unità> - luogo, anche quello, di passione, oltreché di interesse e di affetti - perché pensa che possa valere la pena di impegnarsi a tempo pieno nella politica. Tra le altre cose, fa la consigliera della ministra per le pari opportunità, Anna Finocchiaro, non perché abbia cambiato idea sulle politiche di pari opportunità e, più in generale, sulla credibilità e desiderabilità di una parità tra i sessi, ma perché, con altre, crede che sia arrivato il momento che anche le istituzioni registrino l'avvenuta libertà femminile e, quindi, abbandonino ogni politica improntata alla parità, adeguando, per così dire, le norme e i codici a quei cambiamenti intervenuti nella vita delle donne (e, dunque, in quella degli uomini) che, attraverso le lenti delle politiche (e delle leggi) paritarie non si riescono nemmeno a vedere.
E' possibile vincerla, questa scommessa? E' possibile, cioè, che un ministero nomini, prepari, governi il suo superamento? Chissà? Per fortuna, le biografie si possono aggiornare, riscrivere, cambiare.

 

Aggiornato il 27 febbraio 1997 da: xfile@orlando.women.it
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